Frantz: recensione

OZON A VENEZIA 73 CON FRANTZ, UN FILM STORICO IN CUI IL DOLORE E LA PERDITA SONO TRATTATI CON ESTREMA DELICATEZZA E GRAZIA

Frantz posterGENERE: drammatico

DURATA: 113 minuti

USCITA IN SALA: 22 settembre 2016

VOTO: 4 su 5

Nella Germania del primo dopoguerra, un giovane francese di nome Adrien visita la tomba di un soldato tedesco, Frantz Hoffmeister. Al cimitero viene notato dalla fidanzata di Frantz, Anna, che avrebbe dovuto sposarlo a breve. Quando Adrien si palesa nello studio medico del dottor Hoffmeister è evidente che deve confessare qualcosa, ma viene cacciato perchè francese. Quando torna su invito di Anna, quello che tutti credono è che sia un amico conosciuto da Frantz durante i suoi studi a Parigi. Cominciano così i racconti delle loro uscite, delle visite al Louvre, delle suonate di violino insieme. Il ragazzo inizia anche ad essere benvoluto dalla famiglia, e c’è un evidente interesse tra lui e Anna, finché diventa però insopportabile il peso di un segreto che deve essere svelato al più presto.

Francois Ozon porta in concorso a Venezia 73 Frantz, tratto dall’opera teatrale L’Homme que j’ai tué di Maurice Rostand già trasposta in passato da Ernst Lubitsch. Con la mano del regista francese diventa un dramma storico in cui il dolore e la perdita vengono raccontati con estrema delicatezza e grazia. Sarà per la regia pulita, l’attenzione a ogni più piccolo dettaglio e l’impeccabile composizione del quadro, sarà per il passaggio graduale in alcune scene dal bianco e nero, che conferisce tristezza e storicità, al colore per brevi importanti momenti (flashback o attimi di spensieratezza del presente), ma il film assume un tono dolce e poetico nonostante tratti argomenti duri e drammatici; sembra voler accarezzare anime e coscienze per tranquillizzare anche chi non riesce a perdonarsi i propri peccati, proprio come uno dei protagonisti.

Al momento dell’arrivo del giovane, e ogni qual volta si citi l’esistenza di un segreto, si percepisce tensione e viene il dubbio che quello che Adrien (Pierre Niney) debba rivelare sia una passata relazione omosessuale con Frantz; ma la realtà è un’altra, molto più dolorosa, alla quale Anna, interpretata dalla raffinita ed eccezionale Paula Beer, reagisce nascondendo la confessione del francese ai genitori del fidanzato per evitare loro altre pene e sofferenze. Come le dice infatti anche il sacerdote durante la confessione, conoscere i fatti ormai non cambierebbe nulla, ma creerebbe solo altro dolore.

Prima di conoscere il segreto di Adrien, i due si lanciano sguardi, trovano affinità, si piacciono, e non manca anche una, seppur innocente, tensione erotica. Provare qualcosa per lui, passare il suo sentimento per Frantz ad Adrien, così simili per interessi e legati da un passato comune, la fa sentire forse più sicura di poter ricominciare a vivere. Ma un giorno, venuti a galla i fatti, è costretto a partire. Se la prima parte vede Adrien in Germania, nella seconda è Anna a recarsi in Francia alla sua ricerca. Sopraggiunto il perdono, è per lei ora di accettare e confessare i propri sentimenti per lui, nati e persistenti al di là di qualsiasi menzognero rapporto tra i due ex soldati. Ma anche qui, la realtà è spiazzante e inaspettata.

La storia d’amore si intreccia con quella della guerra, per divenire infine, storia di un’emancipazione: dopo un tentato suicidio, Anna elabora il lutto e la delusione, decide di andare avanti e vivere la sua vita, ovunque si trovi, qualsiasi cosa il futuro le riservi. Invece Adrien, più debole e anche lui reduce di un folle gesto, va avanti con più difficoltà e con meno forza, diventando dipendente dalle scelte che la madre-padrona prende per lui.

Il film cresce giocando su contrasti e parallelismi, non ultimo quello con il nostro presente: come ha ricordato anche il regista, viene messo in scena un periodo storico che non può non ricordarci molto da vicino, perchè così come all’indomani della Grande Guerra dilagavano i nazionalismi e l’astio per lo straniero fomentato dalle estreme destre in ascesa, il fenomeno si sta ripetendo allo stesso modo anche oggi.

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