Immaculate: recensione

NON SERVE REINVENTARE IL GENERE, IL TERRORE È  TUTTO SUL VOLTO DI SYDNEY SWEENEY.

immaculate_locDURATA: 89 minuti

USCITA: 22 marzo 2024 (USA)

VOTO: 3 su 5

Il genere horror ha il vantaggio che, anche quando un film non dice nulla di nuovo, riesce comunque ad arrivare al pubblico, a suscitare clamore. È nella sua natura, il film horror fa cassetta; in Italia ci abbiamo costruito un’intera passione generazionale con la “notte horror” televisiva. Qui le provocazioni, i momenti shock, gli spaventi (i cosiddetti jump scares) non mancano, in un crescendo studiato appositamente per il colpo finale.

Sydney Sweeney è Cecilia, una giovane suora che, dopo un incidente che quasi le costava la vita, decide di votare la vita al Signore (nonostante le malignità di chi la giudica troppo bella per farsi suora). Sorella Cecilia spera di trovar pace in un monastero alle porte di Roma, pieno di giovani suore. Ma è chiaro fin dall’inizio che qualcosa di torbido si nasconde dietro l’apparente benevolenza del cardinale, madre superiora e di padre Sal (Álvaro Morte).

Il regista Michael Mohan gioca in continuazione sul crescere della tensione, anche se spesso lancia il sasso e tira via il braccio. Molte idee sono solo accennate, poco elaborate. Come quella della sofferenza intrinseca del cattolicesimo, o quella del chiodo originale che crocifisse Gesù o ancora il destino di chi prova ad andare contro il sistema (in questo la sequenza introduttiva affidata a Simona Tabasco fa molto Scream).

Sydney Sweeney, essendo anche produttrice, si fa carico di prendersi il film sulle sue spalle ed è la sua performance, carica di orrore e stupore, ad elevare una trama che è sempre sul baratro, a rischio di far acqua da tutte le parti. Le tiene testa Benedetta Porcaroli, i loro scambi sono forse la parte più intrigante del film.

Ma, come ipotizzato, il tutto è finalizzato al momento finale, controverso di proposito, rivolto ad urtare la sensibilità dei benpensanti. Niente di particolarmente truculento ma che, come il taglio dell’orecchio de Le Iene, pur non mostrando niente fa leva sulla fede personale del pubblico, provocando reazioni viscerali, dividendolo a metà, tra chi inorridisce e chi ne gioisce, soprattutto nella puritana America.

Nel complesso un horror godibile, che non cerca di reinventare le regole del genere, ma anzi le segue con diligenza, con potenzialità di diventare un piccolo cult del sottogenere Nunsploitation.

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"O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire."