The hunter: recensione

LE INGIUSTIZIE E IL DRAMMA DELL’IRAN, IN SALA DAL 17 GIUGNO

Il regista Rafi Pitts con il suo film “The Hunter”, titolo che ricorda il celeberrimo film di De Niro, ci accompagna alla scoperta della realtà iraniana moderna, attraverso il dramma di un uomo che vive il presente condizionato dal suo tormentato passato. Attraverso quest’uomo taciturno, un personaggio misterioso ed affascinante, lo spettatore è costretto ad addentrarsi nei meandri della mente umana e a scoprire come e perché un uomo decide di vendicarsi, quando lo Stato e la giustizia sono assenti.

Alì è stato scarcerato da poco e vuole sfruttare al massimo il ritorno in società. Nonostante i turni di notte, cerca di passare tutto il suo tempo libero con la sua bella moglie e la figlioletta. Per evadere dallo stress della vita cittadina, Alì trova rifugio nel suo passatempo preferito, la caccia, e nella tranquillità della foresta a nord della città. L’evolversi degli eventi sfocia in tragedia quando Sara, la moglie di Alì, rimane accidentalmente uccisa durante uno scontro tra polizia e manifestanti. La figlia di sei anni è scomparsa e le inutili ricerche di Alì finiscono nell’orrore di una lunga e frustrante esperienza alla stazione di polizia, che spinge l’uomo sull’orlo della follia. In pieno giorno, dalla cima di una collina sovrastante la trafficata autostrada, Alì spara a caso e uccide due poliziotti. Inizia così la seconda parte del film: l’inseguimento.

Presentato al 28esimo Torino Film Festival, il film rimane in bilico tra il concettualismo spicciolo e il tentativo di elevarsi ad opera d’arte, non riuscendo in pieno né nella prima né nella seconda operazione. Infatti i silenzi troppo lunghi e i due mediometraggi di cui si compone la pellicola non riescono a far sì che lo spettatore si trovi totalmente coinvolto nelle drammatiche avventure di Alì, il protagonista interpretato dallo stesso regista.

Ovvimanente è ammirabile il tentativo della Fandango di far conoscere al pubblico italiano una realtà diversa dalla nostra e di cercare di portare a conoscenza una cultura, quella persiana, che negli ultimi anni è sulla cresta dell’onda solo per disgraziate vicende poltiche. Alla fine la caratteristica più bella ed interessante di “The Hunter” è proprio lo scorrere fluido della vita nella capitale iraniana, dove ogni giorno alientati cittadini si svegliano per recarsi al lavoro e compiere il proprio dovere nella società. Chi si aspetta una pellicola sulla rivolta del popolo verde rimarrà infatti deluso. Alla fine a vincere è l’astuzia e la capacità di adattarsi in ogni situazione. Della serie: a sopravvivere è sempre la specie più forte, anche se è quell ache commette dei brutali atti di giustizia sommaria.

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