Fabbricante di lacrime: recensione

IL ROMANCE CHE LA GEN Z AMERÀ, MA CHE DELUDERÀ TUTTI GLI ALTRI: LA RECENSIONE DI FABBRICANTE DI LACRIME, SU NETFLIX DAL 4 APRILE

locandina fabbricante di lacrimeGENERE: romance/young adult

DURATA: 103 minuti

USCITA: 04/04/2024 su Netflix

VOTO: 2 su 5

Dobbiamo fare due premesse: la prima è che la produzione di questa trasposizione altro non è che la manifesta indole di Netflix di doversi appropriare di qualsiasi cosa possa anche lontamente fare successo con la Gen Z; la seconda è che chi sta scrivendo ha letto il libro Fabbricante di lacrime di Erin Doom da cui è tratto il film, con curiosità e senza pregiudizi né aspettative, motivo per il quale c’è cognizione per poter fare un paragone tra la carta stampata e il prodotto filmico.

Quindi, ora parliamo della storia di Nica e Rigel, due orfani che vengono adottati dalla stessa famiglia ritrovandosi a dover condividere la casa dopo essersi odiati per anni. O meglio, lui la odia (o almeno tutti i suoi comportamenti lo fanno pensare), mentre Nica ha un animo buono e gentile. I due escono dal Grave, un orfanotrofio dove regnano disciplina e punizioni corporali, e dove si racconta la leggenda del fabbricante di lacrime, “un artigiano che dai suoi occhi chiari come il vetro era capace di confezionare lacrime di cristallo” in grado di poter far provare sentimenti alle persone, come angoscia e paura.  A questo punto ci si aspetterebbe un fantasy, con questo omino pronto a bucare lo schermo da un momento all’altro. Invece no, andiamo avanti. I due finalmente si ritrovano in una famiglia amorevole: tutto quello che Nica ha sempre sognato ma che rischia di perdere a causa di Rigel, che semina guai e prende a cazzotti chiunque le si avvicini. A lei. Niente niente è geloso? Ebbene sì, e in più scopriamo che in un modo o nell’altro Rigel ha sempre difeso e aiutato Nica fin da piccolo perché se ne è innamorato al primo sguardo. Il finale, a questo punto, è abbastanza prevedivile, dopo tutto è un romance.

Fabbricante di lacrime è stato un caso editoriale: dopo aver esordito su Wattpad e aver raggiunto un pubblico più vasto con un’autopubblicazione, la Magazzini Salani ha scoperto l’opera prima della misteriosa Erin Doom (alias Matilde di 30 anni) e ne ha acquisito i diritti, pubblicandone un’edizione riveduta che è stata il libro più venduto nel 2022 con quasi 500mila copie vendute. Il successo è arrivato soprattutto fra i più giovani, che hanno apprezzato la storia di questo amore vietato, passionale e tormentato. A ben pensarci, però, dovremmo aggiungere anche malato, e per due ragioni: i due ragazzi dicono più volte di essere rotti, a causa di un passato di maltrattamenti e abbondono che non hanno mai superato, ma che continuano a non superare, nel senso che non evolvono mai e sembrano accontentarsi di questa loro situazione semplicemente ammettendone l’esistenza e incastrando i pezzi tra loro, cioè stando insieme (“Noi siamo rotti, siamo scheggiati. Certe cose non si possono riparare” – “È vero, ma forse ci siamo spaccati in mille pezzi solo per incastrarci meglio”). E poi perché nel 2024 dovremmo non accettare più il concetto “se ti tratta male è perché gli piaci” (a mio avviso molto più evidente e determinante però nel libro piuttosto che nel film). Rigel è definito il lupo della storia, minaccia e intimorisce continuamente Nica ma poi la salva da un ragazzo peggiore di lui, sdebitandosi da anni di mortificazioni e conquistandola definitivamente.

Ora, il film di Fabbricante di lacrime ha due grossi problemi (che prevalgono sugli altri). Il primo è la sceneggiatura. La voce narrante di Nica ricalca pare pare le “migliori” citazioni del libro, quasi a voler creare una connessione riconoscibile tra i due formati, ma alla fine sembra voler filosofeggiare finendo per andare fuori luogo. Poi, sappiamo che un film necessita di tempi diversi da un libro, ma qui tutto è molto condensato e spicciativo (soprattutto se pensiamo alle oltre 600 pagine del romanzo), e alcune situazioni vengono toccate così velocemente che a molti potrebbero sembrare senza senso o incomprensibili, a causa di una chiara ed eccessiva disconnessione tra una scena e l’altra. E allo stesso tempo altre circostanze non vengono risolte, le stesse che anche nel libro non erano state affrontate a dovere, per esempio l’amore omosessuale di Miki verso Billie, che già nelle pagine era stato gettato lì tanto per, e qui non è da meno, o forse è anche mostrato in modo più sintentico e meno chiaro. Ed è un peccato.

Il secondo problema è la recitazione: è tutto un sussurro e parole trascinate, un detto piano e a bassa voce, troppo carico di un pathos eccessivo e assolutamente non necessario. Almeno il cast ha dalla sua di riuscire a incarnare perfettamente nelle fattezze Rigel e Nica, interpretati da Caterina Ferioli e Simone Baldasseroni (in arte Biondo). Belli sì, senza ombra di dubbio: lei angelica e ingenua quanto basta, lui bello e dannato, magnetico quando ti fissa con quegli occhi scuri e la bocca carnosa socchiusa mentre sfoggia i suoi pettorali di cui andare fieri. Ma se fai l’attrice/attore dovresti essere soprattutto in grado di recitare.

C’è un “però”, che non salva il film, ma che merita di essere ricordato. Fabbricante di lacrime ha la voglia, la grinta e l’ambizione di voler provare senza paura a raggiungere i modelli del genere che visibilmente emula fin dal trailer e dalle immagini promozionali (vedi Twilight). In questo senso è certamente un tentativo coraggioso. Che sia riuscito o meno è un altro discorso.

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