Roma Film Fest-Take five: Guido Lombardi ci racconta il film

“TAKE FIVE NEL JAZZ È LA PAUSA SIGARETTA”

Guido Lombardi presenta al Festival Internazionale del Cinema di Roma Take five, il secondo film italiano in concorso un lungometraggio low budget il cui titolo si rifà alla pausa sigaretta che glia artisti prendono durante i concerti jazz:

Oltre all’omaggio palese a I soliti ignoti, quali altri film ha voluto ricordare?

A dire la verità, quando con Gaetano abbiamo cominciato a pensare alla storia, il primo film che ci è venuto in mente è stato The Big Kahuna. Proprio per il suo impianto teatrale e per le poche location, era il punto di riferimento ideale per chi, come noi, voleva realizzare un film con meno soldi possibili. Poi in un secondo momento ho guardato anche ai modelli del genere, uno su tutti Le Iene.

Ha avuto difficoltà durante le riprese?

Le difficoltà ci sono sempre. Questo progetto è nato prima del mio esordio con La-Bas. Il premio a Venezia ci ha permesso di essere più tranquilli e di suscitare l’interesse del Mibac e di Rai Cinema. Grazie a loro mi sono potuto permettere, oltre le sei settimane di riprese, anche un mese di prove con gli attori. Tutti loro sono una bella banda anche nella vita, con caratteri molto forti. I personaggi sono stati scritti proprio pensando a loro. Grazie al lavoro preparatorio, al confronto continuo con loro, il film ha potuto guadagnare quell’energia che ne è la forza principale.

Anche la musica ha un ruolo fondamentale nel film…

Io mi sono innamorato del lavoro di Giordano Corapi. E’ stato difficile trovare il tono giusto, me ne sono reso conto mentre montavo il film. Come avete visto la pellicola è un mix di generi: si parte da I soliti ignoti e si arriva dalle parti di Rapina a mano armata. Giordano ha saputo destreggiarsi in questo mix con intelligenza. Sono entusiasta degli omaggi al Morricone, degli Spaghetti Western e al Bill Conti di Rocky e Gloria. Spero proprio che questo lavoro venga usato anche durante i pacchi della televisione cosi da fargli fare un sacco di soldi.

Il passato dei suoi protagonisti è stato un valore aggiunto per il film?

Io ho difeso strenuamente la mia scelta attoriale. Il mio film, se vogliamo etichettarlo, è una sorta di Spaghetti Gangster, un genere che in Italia paga sempre una mancanza di credibilità. Grazie al loro carisma, dovuto anche al loro passato criminale, i miei attori erano gli unici in grado di rendere la storia efficace.

Nel titolo c’è qualche riferimento al lavoro omonimo di Dave Brubeck?

Sono contento che qualcuno se ne sia accorto. Take Five, nel jazz, è un’espressione che indica la “pausa-sigaretta”. Il film è un concerto di cinque strumenti, con un ritmo continuo irregolare. Ad un certo punto c’è una sola pausa, quando Sasà fuma, ed è lì che si sente il pezzo di Brubeck. In un certo senso, come nel jazz, il mio film è l’improvvisazione di cinque artisti su un tema.

 

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