The Company Men: Missing in Italy

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the_company_man.jpgTHE COMPANY MEN, QUANDO PERDI TUTTO QUELLO CHE HAI DEVI CONTARE SOLAMENTE SULLA TUA FORZA

GENERE: drammatico

DURATA: 100′

VOTO: 3,5 su 5

Fare il nodo della cravatta tutte le mattine, bere il caffè in una tazza bianca, dare un bacio alla propria moglie e uscire di casa, su di una bella macchina sportiva, per andare in ufficio e realizzare, ogni giorno, il tanto sognato American Dream. Potrebbe essere questa la vita ideale della middle class figlia degli anni ’70 e delle maniche rimboccate, di chi ha una vita all’altezza delle proprie aspettative e dei propri progetti; tutti sperano, ovviamente, che quello che la TV blatera a loro, tanto, non toccherà mai. C’è Obama che infonde speranza, assicura e protegge da una crisi che però, in America, ha letteralmente falciato via poltrone, stipendi e vite. Un uomo solo al comando non può nulla, nemmeno se abita nella Casa Bianca. Il futuro quando arriva arriva e l’incertezza è la parola chiave del mondo contemporaneo.

Bobby (Ben Affleck) ha quasi quarant’anni, è un bell’uomo con una bella moglie e lavora in un’importante azienda multinazionale, le cose cambiano però quando la sua compagnia si fonde con una più grande e più potente. In base alle nuove politiche aziendali lui, Gene McClary (Tommy Lee Jones) e Phil Woodward (Chris Cooper) vengono licenziati in tronco. Abituati ad avere un tenore di vita elevato, chi più chi meno, e a vedere la propria vita realizzata, dovranno reinventarsi un’esistenza scaraventata nel dramma più assoluto.

I ”the Company Men” sono, testualmente, gli uomini azienda, coloro che rappresentano per eccellenza il capitalismo moderno, generato da una corsa scellerata che nasceva con la febbre dell’oro nel tardo ‘800 e sfociata, oggi, nell’acquisto disperato e ottuso del titolo in borsa più conveniente. John Wells, con questa pellicola, porta sul grande schermo la crisi nera della contemporaneità, lo fa in modo very strong – così come si definiscono i protagonisti dell’opera – e con una storia che piega in due il sogno americano, lo accartoccia e lo fa divenire un ricordo ormai trapassato. The Company Men (edito da noi in edizione home video) è, per l’appunto, un film che mette in correlazione la vittoria con la sconfitta, la perdita con il possedere tutto: è labile il confine e sono deboli le difese che la società, quasi per obbligo più che per dovere, possiede nei confronti di chi viene messo a terra, irrimediabilmente. La perdita di una lavoro in cui si è cresciuti e maturati equivale, per certi versi, alla morte di ciò in cui si crede, allo sgretolamento di un castello costruito con sudore e fatica. Il problema sta poi nel reinventarsi ed è proprio questo il motore che fa andare avanti i personaggi di The Company Men in una narrazione dalle forti tinte grigie che rispecchia in pieno e con delicata attenzione le sensazioni di quegli uomini sempre e comunque in doppiopetto e coat nero, quasi fosse per loro un divisa da rispettare e onorare, nonostante ora debbano contare solamente sulla loro forza d’animo per ritornare, prima o poi, a vincere.

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