Fermoimmagine: Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto

TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NELL’AZZUTTO MARE D’AGOSTO, OVVERO IL SFOLGORANTE ESEMPIO DELLA COLLABORAZIONE ARTISTICA TRA LINA WERTMÜLLER, GIANCARLO GIANNINI E MARIANGELA MELATO

L’ingresso di Lina Wertmüller nel mondo del cinema non potrebbe avvenire sotto migliori auspici: il primo, importante film a cui lavora, come aiuto-regista e co-sceneggiatrice, è 8½ di Federico Fellini. Quello stesso anno, il 1963, esordisce dietro alla macchina da presa con I Basilischi, per il quale scrive il soggetto e la sceneggiatura, oltre a prestare la sua voce, doppiando ben otto dei personaggi secondari.Il successo della pellicola si diffonde tra pubblico e critica a partire dal Festival di Locarno in tutta Europa, decretando il talento della giovane regista.
Negli anni Settanta perfeziona la formula stilistica che la contraddistingue nel panorama del cinema italiano: una satira spietata e grottesca di tutte le classi della società, portata agli estremi in personaggi esasperati o esasperanti. A controbilanciare storie così graffianti pensano le ambientazioni, raffinate e curatissime, unite a colonne sonore sempre significative. Un altro marchio della Wertmüller diventano i titoli barocchi, insolitamente lunghi e descrittivi.
Mimì metallurgico ferito nell’onore inaugura questa fase nel 1972, portando alla ribalta anche la coppia di protagonisti da cui la regista saprà sempre trarre interpretazioni straordinarie. Giancarlo Giannini e Mariangela Melato reciteranno insieme per lei in altri due film: Film d’amore e d’anarchia – Ovvero “Stamattina alle 10 in Via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…” e Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. Tra questi l’ultimo è forse il più famoso, nonchè l’unico ad aver ricevuto il dubbio omaggio hollywoodiano di un remake.
A bordo di un lussuoso yacht la signora Raffaella Pavone Lanzetti si gode una crociera nel Mediterraneo con marito e amici. O almeno se la godrebbe se non si lamentasse in continuazione, alternando le polemiche verso il cibo e l’equipaggio con quelle a tema politico. Tra i poveri tuttofare al suo servizio il più insofferente è Gennarino Carunchio, spettatore carico di disprezzo per il vizioso e decadente stile di vita della compagnia.
Naturalmente proprio questi due personaggi, opposti in tutti i sensi, finiscono per fare naufragio da soli: prima su un canotto e dopo su uno sperduto isolotto deserto. Qui i ruoli e le convenzioni sociali perdono qualunque importanza e Gennarino si vendica delle angherie subite facendo della “signora” la sua schiava. La situazione trascina entrambi in una relazione passionale e primordiale, riportandoli a essere, al di là delle differenze sociali, semplicemente un uomo e una donna.
A fare da sfondo alla storia sono i bellissimi panorami della Sardegna, mentre le musiche che la accompagnano furono composte da Piero Piccioni, vincitore per questa colonna sonora del David di Donatello. La pellicola resta però memorabile soprattutto per la bravura e la chimica perfetta tra i due protagonisti, capaci di interpretare due ruoli così sopra le righe senza dimenticare di dare spessore ai loro personaggi. I numerosi primi e primissimi piani esaltano l’espressività di entrambi, capaci di trasmettere mille sfumature di sentimento con un solo sguardo.
L’applauso più scrosciante è per Mariangela Melato, che nella prima metà del film riesce a risultare una “bottana industriale socialdemocratica” così esemplare da entrare per sempre nell’immaginario collettivo legato al cinema italiano.

 

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