Roma Film Fest 2014 – Escobar: paradise lost: recensione film (Gala)

ESCOBAR-PARADISE LOST IL THRILLER SU UNA DELLE FIGURE PIU’ CONTROVERSE DEL NOSTRO SECOLE CHE CORRE SENZA PURTROPPO ARRIVARE MAI

VOTO: 3/5

C’è una linea sottile che divide il Paradiso dall’Inferno, un piccolo passo più in là e ci si ritrova nell’abisso, impossibile distinguere il bene dal male, difficile non esserne travolti e finire per rimanerne incastrati. Escobar-paradise lost film di Andrea di Stefano, regista dell’onirico Vita di Pi, è interamente incentrato sulla figura di Pedro Escobar, una delle figure più controverse del nostro secolo che nel tempo è riuscita a rimane un’icona, quasi fosse un crocefisso attaccato e ben saldo al muro della camera da letto.

Pedro Escobar, l’uomo dai mille volti, padre e marito devoto, terrorista, narcotrafficante, bravo figlio e cinico boss, amante del suo popolo e anarchico sociale. Tutto questo e molto di più è tale uomo, magistralmente interpretato da Benicio del Toro.

Nick, un giovane surfista canadese, arriva in Colombia insieme al fratello spinto solo dalla voglia di essere felice e vivere in un paradiso. Quello che sembra un sogno idilliaco si trasformerà in un incubo che porterà il giovane a ritrovarsi incatenato in una situazione lontana da tutto ciò che aveva immaginato. Proprio in Colombia conoscerà Maria, nipote di Pedro Escobar. Dopo la quieta sarà lo stesso rapporto con il boss a sconvolgere la vita del giovane Nick.

Questo di Andrea di Stefano è un thriller che in 120’ riporta sullo schermo una personalità dalle mille sfumature, personalità che si tiene in piedi grazie all’interpretazione magistrale di Benicio del Toro. La pellicola sembra in realtà molto confusa, corre corre senza mai arrivare. L’attenzione dello spettatore non viene mai rapita se non verso la fine, momento in cui sembra che qualcosa venga smosso, per il resto tutto è un leggero tepore. Persino la lunghezza finisce per diventare eccessiva nel raccontare una trama che spesso e volentieri non appassiona. Il vero punto di forza è il personaggio principale del boss, intorno al quale viene canonizzata l’intera attenzione, ma i contorni sono miseri e sabbiosi come l’ambiente colombiano.

Si arriva alla fine senza alcuna trepidazione, un lungo sospiro per un thriller che stenta e zoppica nella sua confusione. Ci si aspettava altro, più che in Inferno o in Paradiso si ha l’impressione di trovarsi in un limbo scomodo e sempre uguale, questo risulta Escobar-paradise

 

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