Pride: recensione film

L’UNIONE FA LA FORZA: GAY E MINATORI UNITI IN UN FILM DIVERTENTE E COMMOVENTE

Pride_LOCANDINAGENERE: commedia

DURATA: 120 minuti

USCITA IN SALA: 11 dicembre 2014

VOTO: 4 su 5

Il 1984 è ricordato in Gran Bretagna come l’anno dello storico sciopero dei minatori. In questo periodo di forte contestazione al pugno duro della politica della Thatcher, non molti sanno della bizzarra alleanza che nacque tra i minatori stessi e gli attivisti del movimento gay LGSM (Lesbians and Gays Support the Miners). Questi ultimi, spinti dalla solidarietà verso gli scioperanti, iniziarono a raccogliere per loro dei fondi. Dall’iniziale diffidenza verso gli “imbarazzanti” sostenitori, germogliò però una storia di appoggio reciproco e di sentita amicizia.

Il regista Matthew Warchus, di formazione teatrale, approda al cinema con Pride, una storia vera e poco nota, raccontata con il classico stile inglese e uno humor a cui è impossibile resistere. Tra battute argute e scene esilaranti (come il ballo del ragazzo omosessuale che conquista la platea di sconcertati minatori sulle note di Shame shame shame, o l’irruzione del gruppetto di allegre signore gallesi nella Londra più queer), è impossibile non divertirsi, ma soprattutto emozionarsi e commuoversi, perché il film è fatto anche di battaglie condivise, talvolta purtroppo perse, contro il governo inglese dell’epoca, ma specialmente vinte contro l’indifferenza, i pregiudizi e l’ignoranza dei più intolleranti.

Un cast corale, composto da volti noti (Bill Nighy, Imelda Staunton, Dominic West, Paddy Considine) e meno, sempre perfettamente armonizzati e all’altezza della performance, in equilibrio totale tra loro eppur completamente diversi nei ruoli interpretati: lesbiche vegane e punk, gay all’ultima moda e quelli battaglieri e fermamente determinati ad affermare la propria valenza sociale, ragazzi timidi in cerca del coraggio di dichiarare il proprio orientamento sessuale e quelli che l’hanno fatto e da casa sono stati cacciati, ma anche donne simpatiche e curiose, signori raffinati in mezzo a tanti altri piuttosto grezzi e troppo ostili persino per accettare aiuto incondizionato.

All’interno della storia di gruppo, anzi dei gruppi, si snodano le vicende personali dei singoli personaggi (la maggior parte dei quali reali). Ci si ritrova così a riflettere su altre problematiche, come l’AIDS che proprio in quegli anni iniziava a diffondersi, o la paura nel fare coming out a causa dell’ostilità delle famiglie più conservatrici e religiose. Ognuno nel corso della storia cresce, prende coscienza di sé, delle proprie potenzialità e dei propri limiti, e diventa “adulto” nonostante la propria età.

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"Suonala ancora, Sam"