The Horseman: missing in Italy

THE HORSEMAN: UN UOMO SENZA NULLA DIVENTA TUTTO 

The Horseman - recensioneGENERE: thriller

DURATA: 96 minuti

VOTO: 3,5 su 5

Alcune volte l’essere umano si pone domande fondamentali nei momenti bui della propria vita:  Cosa si dovrebbe fare per proteggere le persone che amiamo? E se queste persone fossero state rapite? O uccise?

I film Hollywoodiani sono pregni di storie che mostrano la risposta a tali domande anche se sono spesso gonfiati d’azione e morte, lasciando poco spazio alla vita reale.

Il regista/sceneggiatore Steven Kastrissios ha una risposta dura e decisa a tutte queste domande. In questa sua Opera Prima, The Horseman (2008), ci racconta le vicende di Christian Forteski (Peter Marshall), un padre divorziato dalla vita regolare. Con un lavoro stabile quest’uomo dall’aspetto  seplice conduce le sue giornate in tutta normalità, fino al giorno in cui sua figlia Jesse (Hannah Levien) viene trovata morta. Gli esami rivelano che la ragazza aveva un abbondante quantitativo di alcol, eroina e cocaina  nel sangue, e tracce di liquido seminale appartenente a quattro individui diversi. Christian, logorato dal dolore, è pieno di domande su quanto accaduto, ma la paura di trovare le giuste risposte lo angoscia ancora di più. Dopo aver scoperto altri fatti macabri sulla dipartita della propria cara, l’uomo inizia a cercare i colpevoli per ucciderli tutti.

Ormai determinato a compiere la propria vendetta, inizia a torturare ed uccidere chiunque sia anche lontanamente collegato ai fatti, per passare poi successivamente ad un altro obbiettivo. Lungo la strada, conosce un’autostoppista di nome Alice (Caroline Marohasy), una giovane ragazza smarrita che cerca di dare un senso al percorso da vivere. Questa coppia di cuori solitari, le cui vite sono state deturpate da un  destino violento, è alla ricerca di qualcosa. Solo che Alice non ha idea di cosa si nasconda dietro la calma apparente di Christian.

Questa è la trama, per un thriller coinvolgente ed emozionante. The Horseman è senza dubbio un film emotivamente straziante, fatto di domande e risposte interpretabili in modo diverso da ogni singolo spettatore. Peter Marshall stupisce interpretando Christian attraverso una rappresentazione umana che mette a disagio per l’intimità con la quale riesce a scavare nella psiche del suo personaggio presentandone il forte impatto tragico. La sua devastazione nasce dalla perdita della figlia, che automaticamente diventa anche il suo unico motivo di vita. Altrettanto notevole anche la prestazione delicata e confusa di Caroline Marohasy, una ragazza dolce, troppo fiduciosa nel prossimo, che funge da tregua emotiva temporanea per Christian.

Le scene di eccessiva violenza e devastazione mentale contrastano perfettamente i momenti di quiete fra i due protagonisti. In questa storia non ci sono eroi d’azione, o persone non addestrate che improvvisamente diventano guerrieri, ma solo esseri umani che fanno i conti con la propria metà oscura. Non c’è alcun senso di riscatto o di vittoria, perché Christian non guadagna nulla dalle torture inferte, solamente un tassello in più per cercare di andare avanti, qualcosa che possa distrarlo dai suoi incubi ricorrenti.

Qui non è Hoollywood e Christian Forteski non è il Liam Neason di Taken, ma solo un comune uomo che ha davvero perso tutto.

Detto questo, The Horseman rappresenta un cinema indipendente che piace. Anche se neanche in Australia, paese d’origine della pellicola, è certo definito come un blockbuster movie (ha vinto come miglior film e miglior regia al Festival di Melbourne Underground Film). Indipendentemente da ciò, si tratta di un bel film, macchiato solamente da un finale eccessivamente gonfiato. Una regia solida per un film che, nonostante la sua durezza e la violenza incessante, riesce a trasmettere quel senso di umanità a differenza di altre pirotecniche pellicole incapaci di empatizzare con il pubblico.

 

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