Kirsten Dunst è Justine in Melancholia


CHE STELLA E’ QUELLA?

MelancholiaMoviePoster_LargeTutto è rallentato, un movimento spaventosamente veloce e apparentemente lento è quello che condanna alla fine. Come statue noi siamo qui e aspettiamo in tutte le nostre forme che il destino si compia. Fuggiamo dallo scontro di due pianeti, come se ciò fosse possibile.

E’ il momento più felice della tua vita. Sei la donna più fortunata del pianeta. Lui ti guarda come fossi l’unica al mondo. Tutto è stato organizzato solo in funzione di te, solo per la tua gioia. Eppure tu stai male, te ne freghi e ti allontani, ti isoli e non comunichi. Più ci avviciniamo al momento fatidico più tu appari depressa, triste e malinconica. E come Ofelia ti lasci andare sul fiume nel tuo splendido vestito da sposa che ricorda come hai accettato la morte.

Justine (Kirsten Dunst) si è appena sposata è il giorno del suo matrimonio e la cerimonia nel castello del cognato è in corso. Peccato che lei e il suo novello sposo Michael arrivino in grande ritardo. Nonostante ciò la sua attenzione viene rapita dal cielo. Da una stella in particolare. Una stella rossa. Antares la stella principale della costellazione dello Scorpione. Tutto però deve compiersi, sua sorella Claire (Charlotte Gaingsbourg) ha pensato a tutto e il matrimonio più costoso del pianeta deve avere luogo. Qualcosa però non va. Justine comincia a cadere in una lenta e sempre più acuta depressione che la sottrae alla festa e alla sua vita.

Al ritorno nel castello, Antares non si vedrà più. Preludio che la terra è destinata alla fine, nell’impatto con il pianeta Melancholia.

Kirsten Dunst si fa anima e corpo della depressione in Melancholia, capolavoro visionario e incredibilmente innovativo, per struttura e prospettiva della vicenda apocalittica, del grande regista Lars Von Trier.

Dai primissimi minuti veniamo a conoscenza di ciò che accadrà. In un modo completamente nuovo, statico dove l’immagine diventa protagonista assoluta e indiscussa, scopriamo la fine dei protagonisti di una storia che ancora dobbiamo conoscere. Una fine apocalittica del pianeta Terra. Una lunga e spiazzante introduzione sotto le splendide note del preludio di Tristano e Isotta di Richard Wagner.

Non è il finale ciò che interessa a Lars Von Trier. Il regista danese, celebre in tutto il mondo, vuole renderci partecipi dell’umana reazione dell’uomo di fronte ad una catastrofe. Del travaglio psicologico che i suoi protagonisti hanno di fronte a tutto ciò. Non a caso l’idea  di questo splendido quanto inusuale film è stata partorita durante una cura psichiatrica che lo stesso regista seguiva per curare la depressione. Ed è incredibile come sia riuscito a creare un film così atipico, tenendolo in bilico tra la depressione umana e l’astrofisica. Tra l’introspezione e il disastro planetario. Tra l’imperfetta regia di un documentario e quella imponente e suggestiva di una visionaria surrealtà.

E Justine è splendida e misteriosa metafora di questo pianeta e della sua forza distruttrice. Come l’evocativo nome Melancholia si ritrova triste a soffrire per i motivi più sconosciuti. Come sotto l’influsso del pianeta, Justine diventa nel giro di pochi giorni incredibilmente triste, abbattuta e indifferente di fronte alla bellezza della vita, si ritrova in eccezionale sintonia con la traiettoria distruttiva del pianeta. Scopre  di non amarla e senza alcuna paura o preoccupazione accetta la fine di tutto. L’accetta perchè la vita sulla terra è cattiva e nessuno ne sentirà la mancanza. Come musa del pianeta distruttore sotto la sua luce si va a rigenerare come se la sua linfa vitale provenisse dall’enorme pianeta.

Melancholia rappresenta la depressione. E come questa, lenta e inesorabile distrugge ogni volontà, ogni vitalità, come farà con il pianeta Terra.

A fare da contraltare alla reazione rassegnata e depressa di Justine è sua sorella Claire, interpretata da Charlotte Giangsbourg e protagonista del secondo capitolo del film. La reazione isterica e piena di timore di Claire è ulteriormente giustificata dalla vita che ha generato. Salvare la vita di suo figlio diventa obiettivo primario appena si rende conto che il pianeta concluderà il suo corso impattandosi sulla Terra.

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Kirsten Dunst mostra una bravura particolare. Sa creare un climax ascendente nel suo personaggio che attrae lo spettatore e lo lascia incuriosito e incapacitato di fronte al misterioso cambiamento di umore. L’enorme rassegnazione e la grande immobilità dei suoi occhi e del suo corpo sono prova della sua interpretazione migliore, lontano dai tanti  blockbuster a cui ha partecipato in molti anni di carriera.

Il ruolo che le ha fruttato uno tra i riconoscimenti più ambiti, Miglior Attrice al Festival di Cannes, doveva essere di Penelope Cruz che fu costretta a rifiutare per altri impegni lavorativi. Così, su consiglio di Paul Thomas Anderson, Von Trier offrì il ruolo all’attrice americana, che fortunatamente accettò.

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