The Den: Missing in Italy

LO SLASHER IN FOUND-FOOTAGE DELL’ESORDIENTE ZACHARY DONOHUE

the den2GENERE: horror, slasher

DURATA: 81 minuti

VOTO: 3,5 su 5

Se nel 2014 lo straordinario e rivoluzionario, quanto totalmente trascurato, Open Windows  del cineasta spagnolo Nacho Vigalondo (e con protagonista Elijah Wood), scioccava i suoi spettatori, o almeno quei “quattro gatti” che l’hanno visto, mettendo a nudo le paure più recondite infuse dalla dipendenza dalla tecnologia di quest’ultima generazione, oggi scopriamo un illustre, e altrettanto colpevolmente passato in osservato, predecessore, uscito nella sale (ovviamente non nostrane) solo qualche mese prima. The Den, dell’esordiente Zachary Donohue, anche co-sceneggiatore insieme a Lauren Thompson, condivide infatti parecchi punti in comune con la pellicola di Vigalondo tra cui non solo la tematica della sicurezza del web portata ai massimi livelli di violazione, quanto, soprattutto, nella forma notevolmente sperimentale della sua messa in scena. Mentre lo spagnolo, però, usufruiva di praticamente ogni possibile apparecchiatura audiovisiva che gli potesse capitare a tiro, dalla normale webcam fino alle immagini satellitari, Donohue pur partendo sempre da i-pad e video-chat finisce per avvalersi della particolare e suggestiva, per quanto fittizia, tecnica del found-footage.

La protagonista, la giovane studentessa Elizabeth, ottiene una borsa di studio, mediante l’apporto della sua insegnante, per studiare il comportamento psicologico degli utenti del social network The Den, sito dove qualsiasi persona di qualunque nazionalità può accedervi e chattare online, e in webcam, con completi sconosciuti. Dopo sei mesi di ricerca, nella quale fa la conoscenza dei tipici soggetti medi che usano frequentare generalmente queste “room”, vede il PC accendersi, una notte, senza il suo volere, il quale si collega autonomamente al computer di una donna che urla disperata. Nei giorni successivi, nei quali si consulta terrorizzata e incapace di prendere una decisione con il fidanzata Damien, la connessione si riattiva ed Elizabeth assiste impotente all’omicidio della stessa donna. Denunciato, senza risultati, il fatto alla polizia, la ragazza inizia così ad esser tormentata dall’hacker/assassino, il quale trasformerà la sua vita e quella dei suoi cari in un vero e proprio incubo.

Inizialmente rilasciato in Russia nel Dicembre del 2013 (con l’equivalente titolo in inglese di Death Online), The Den fa poi tappa negli Stati Uniti nel Marzo successivo, nel formato del Video On Demand. Ancor più indipendente e a basso costo di Open Windows, la produzione stavolta non si avvale né di altri “Frodo Baggins” né tantomeno di ex-attrici hard ora votate al grande schermo. Protagonista e front-runner della pellicola è allora la giovane e bella Melanie Papalia, sconosciuta sì al pubblico generalista, ma che può annoverare già numerose partecipazioni a serial televisivi, nonché ad altrettanti film di nicchia e low-budget (il più noto è infatti uno dei tanti sequel “non ufficiali” di American Pie).

La pellicola di Donohue, pur rispettando lo spirito sperimentale di partenza, rientra comunque molto più nei canoni del genere rispetto al film del più esperto, per forza di cose, Vigalondo (che era sì di complicata collocazione, quantomeno nelle folli sequenze finale). Eppure come opera d’esordio colpisce proprio per il suo rilevante e avvincente mix tra tradizione, facendo appunto il verso a tanti altri capostipiti dello slasher e in generale dell’horror degli ultimi tempi, e innovazione, con una forma di “rozza” fattura, allo stesso tempo raffinata nella sua consapevolezza.

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