Il traditore tipo: recensione

EWAN MCGREGOR RIPORTA, MALE, LE CARRÉ SUL GRANDE SCHERMO

il traditore tipoGENERE: thriller, spionaggio

DURATA: 107 minuti

USCITA IN SALA: 5 Maggio 2016

VOTO: 2 su 5

Tratto dal romanzo di John Le Carrè, Il traditore tipo, arriva in Italia il film “quasi” omonimo, addirittura in anteprima, visto che in patria uscirà solo la prossima settimana. Le Carrè, dal passato nei servizi segreti inglesi, è uno degli scrittori britannici più prolifici e importanti all’interno del genere dello spionaggio, e i suoi romanzi hanno rappresentato la base per numerosi adattamenti per il cinema e non solo, basti pensare alla recente mini-serie televisiva di Susan Bier, con Hugh Laurie e Tom Hiddleston, The Night Manager. Stavolta tocca allora alla regista Susanna White, inglese anch’essa, assumersi l’onere di una trasposizione sul grande schermo di un’opera del suo celebre connazionale.

Perry e Gail sono una coppia in crisi, in vacanza a Marrakech per salvare il proprio matrimonio. Qui finiscono per imbattersi in Dima, un carismatico uomo d’affari russo, che si rivelerà essere il principale riciclatore di denaro sporco per conto della mafia del suo paese. Sentendosi in pericolo e desideroso di salvare la propria famiglia, rifugiandosi in Gran Bretagna, Dima chiede il loro aiuto, catapultando Perry e Gail nel pericoloso mondo delle spie internazionali e della corruzione politica.

Per dare un giudizio più completo alla pellicola, può esser bene partire da altre trasposizioni degli scritti di Le Carrè, con le quali Il Traditore Tipo stenta purtroppo a reggere il confronto, come quella riuscitissima e matura de La Talpa, che alla sua uscita fu una vera rivelazione, ma anche quella più sensibile e toccante de The Costant Gardener, meno d’impatto ma altrettanto ben fatta. Un cast ispirato, poi, distingue se non esalta entrambi i precedenti, con una Rachel Weisz addirittura vincitrice di un Oscar, a fronte qui di un Ewan McGregor poco in parte e spesso fuori posto, un eccessivo e caricaturale Stellan Skarsgård, dove a primeggiare è solo l’agente dell’MI6 interpretato da Damien Lewis, fino alla fine il personaggio con più spessore e conflitti interiori interessanti.

A non convincere però è soprattutto la messa in scena scolastica e priva di spunti rilevanti firmata da Susanna White, che in patria ha pure un ricco curriculum, ma perlopiù legato alla televisione, che ha poco a che vedere con la maestria tecnica sfoggiata da Tomas Alfredson, né con la delicatezza funzionale di Fernando Meirelles. Quando un thiller spionistico manca poi di ritmo, in fondo, è giusto farsi due conti, senza contare che neanche la sceneggiatura aiuta molto, con situazioni spesso forzate, in primis quelle che riguardano le scelte intraprese dagli stessi personaggi protagonisti.

L’adattamento ad opera di Hossen Amini, sceneggiatore di Drive per Nicolas Winding Refn, non entra così mai nel vivo, macchiato perlopiù da colpi di scena più che prevedibili. Insomma, stavolta non arriva a salvarlo la visionarietà autoriale come poteva essere quella del regista danese. Il Traditore Tipo si presenta quindi come un film debole, troppo esplicito in più occasioni e inconcludente al momento dello scioglimento finale, nonché dimenticabile all’interno di un genere che in salsa europea, nel passato recente, ha invece regalato non poche soddisfazioni.

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