Prisoners di Denis Villenueve

LA VENDETTA PERSONALE DI UN PADRE DIVENTA OCCASIONE PER CRITICARE UNA SOCIETA’ PRIGIONIERA DELLE PROPRIE PAURE

locandina PRISONERSLa apparente e tranquilla cittadina dello stato della Pennsylvania viene sconvolta dal rapimento delle piccole Anna Dover e della sua coetanea Joy Birch. Keller Dover (Hugh Jackman) inizia le ricerche delle due bambine. Ad affiancare l’uomo, un credente che si sente tradito e abbandonato da Dio e dalla legge, vi è il detective Loki (Jake Gyllenhaal) che indaga sul caso. Quando trova il criminale colpevole del rapimento, il giovane Alex Jones (Paul Dano), che soffre di un ritardo mentale, invece di consegnarlo alla giustizia, Keller lo cattura e comincia a torturarlo nel disperato tentativo di scoprire se le due bambine sono ancora vive.

La trama di Prisoners potrebbe alludere ad un perfetto thriller drammatico nella migliore delle tradizioni made in USA, in realtà c’è molto di più. Denis Villenueve, attento ai dettagli e ai simboli contenuti nel film, non lascia nulla al caso. La fotografia puramente dark, a volte troppo angosciante, lasciano intendere che sotto una comunità all’apparenza serena si nascondano luci e ombre di una società prigioniera delle proprie paure, dove vige l’omertà di fronte a certi eventi di cronaca che invece di scuotere, chiudono le persone facendo emergere rancori e dissapori. Il forte imprinting religioso è un mezzo per giustificare i personaggi e le loro personalità.

Keller come Abramo rappresenta l’uomo di fede per eccellenza. A differenza dell’uomo biblico, nel momento in cui la tragedia irrompe nella sua vita, il buon padre di famiglia non accetta di essere stato rifiutato da Dio che gli ha privato di suo figlio, perciò abbandona le sue convinzioni e parte alla volta di una tortuosa vendetta personale, dove non ci sono né regole né vincoli.

Il buon cast di Prisoners riesce a sorreggere una pellicola dal ritmo calzante e palpitante. Jake Gyllenhaal si conferma uno dei migliori attori della nostra generazione, dimostrando una grande crescita professionale; in disparte le bravissime Viola Davis e Maria Bello, che non riescono a pieno a mostrare le loro performance; al contrario, un po’ sottotono Hugh Jackman, forse troppo forzato nel ruolo.

 

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Linguista, aspirante giornalista, amante del cinema, malata di serie tv, in particolare dei crime polizieschi.