France: recensione

FRANCE CON LEA SEYDOUX APPRODA AL COLCOA FILM FESTIVAL 2021 DI LOS ANGELES

franceDURATA: 133 minuti

USCITA: 21 ottobre 2021

VOTO: 3 su 5

Una satira sulla fama che poi a tutti gli effetti satira non è. Da un regista controcorrente come Bruno Dumont non era poi neanche lecito aspettarsi qualcosa di canonico, a dispetto di un trailer furbetto, che punta più sull’aspetto ironico. Il film è costruito tutto su Lea Seydoux, sul suo volto, spesso immortalato in primi piani, sul quale, a seconda dei momenti, passano l’arrivismo spietato di una giornalista televisiva o la devastazione emotiva quando crollano le certezze.

France è affiancata da un’assistente spietata che le dice sempre sì e per la quale ogni mossa è “geniale”, cosa che contribuisce a isolarla in una bolla, sempre meno a contatto con la realtà che la circonda. Un figlio piccolo che la ignora, un marito segretamente omosessuale, diventato più un convivente che altro, l’amore effimero dei fan che cercano in continuazione una foto o l’autografo. Ma anche lei è colpevole di perpetuare questo mondo distaccato nel quale vive, i suoi reportage non sono altro che ricostruzioni ad arte, messe in piedi per far salire l’audience, invece che vere indagini giornalistiche. A farla tornare con i piedi per terra è un incidente con un ragazzo disabile. Lei lo tampona facendolo cadere dalla motoretta. Di conseguenza è costretta a venire a contatto con la vita vera, la realtà della gente comuna che fatica ad arrivare a fine mese, uno shock alla routine di France, che la porta persino ad abbandonare la proficua carriera televisiva. Ma si sa, il lupo perde il pelo ma non il vizio. L’abbandono delle scene rischia di diventare l’ennesima mossa di una carriera che la porta all’inevitabile rientro.

Gli spunti per una critica alla società fatta di falsi idoli e falsi miti sono tanti, le basi per un attacco pungente c’erano tutti. Ma il film è spesso ripetitivo, una storia che si dipana su di un’altalena continua di umori, di momenti di felicità effimera sul lavoro e di tragedia nel privato, senza mai arrivare alla morale di questa parabola moderna. Di tutto ciò quello che rimane è solo la convinta interpretazione di Lea Seydoux.

 

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