Festa (im)popolare in restauro

               Scelte discutibili fanno aumentare il malcontento

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La terza stagione è alle porte e c’è molta confusione alla Fondazione Cinema per Roma. Un “caos organizzato” che sintetizzerei nel passaggio di consegne da Goffredo Bettini a Gian Luigi Rondi. Indolore solamente se si pensa che un anziano (ed uso un eufemismo) traghettatore possa dare la sferzata necessaria di energia ad una manifestazione che fa della dignità internazionale il suo punto di forza e della giuria popolare la sua anima. Abbiamo deciso di essere critici e allo stesso tempo attenti osservatori dell’evoluzione espressa in questi giorni negli uffici cinema dell’Auditorium.

{mosimage} A seguito di una politica uscita di scena si è susseguito un cambio al vertice della Fondazione e fin qui niente di strano, essendo questa stessa un’entità di formazione politica (come purtroppo succede spesso in Italia). Il neosindaco capitolino Alemanno ha indicato prima in Pasquale Squitieri il possibile successore di Bettini, poi ha ripiegato su una scelta di contorno come il Rondi di felliniano look. Optando per questa ipotesi la Festa del Cinema entra nel suo terzo anno con un mare di dubbi, a partire dall’organizzazione per l’inizio di ottobre prossimo (dal 22 al 31). Appare ovvio come sia una decisione intermedia quella del presidente Rondi, dato che il “giovanilismo” da lui espresso (nulla da dire sulla sua persona e/o sulla conoscenza della materia) non và di pari passo con uno sviluppo cinematografico che macina ogni giorno kilometri di tecnologia, ormai il pane quotidiano per ogni cineasta. Vedi il DePalma di Redacted. “Incollare” un gusto retrò alla Festa di Roma, togliergli la giuria popolare in nome di un restyling puramente artistico e dedicato agli addetti ai lavori significa snaturare il contenuto del primo biennio, svilirne un immaginario collettivo che avrebbe dovuto differenziarsi dagli altri festival generalisti. Può darsi che lo scopo a lunga gittata sia toglierle l’appeal mediale per poi chiuderla con dignità, dato l’alto costo che necessita nonostante l’enorme quantità di utili che produce, senza dimenticare l’afflusso continuo dalle parti di Corso Francia. Nel caso contrario, non avrebbero affatto senso finora le decisioni prese dal Cda che, nel frattempo e in attesa di essere smentiti, ha inserito nel proprio organico Massimo Ghini (rivalutato come compare DeSichiano del post Boldi) in qualità di rappresentante della Provincia nel Consiglio. L’interessato ringrazia e si dice onorato dell’incarico “per il prestigio nazionale e internazionale della Festa e pronto a lanciarsi in una nuova avvincente sfida”. Successivamente alle parole di circostanza di Ghini, riportiamo le dichiarazioni di Gian Luigi Rondi, il quale ha fissato le priorità per la terza edizione della Festa: “La mia passione per il cinema italiano è nota” –  esordisce Rondi nella conferenza stampa di presentazione – “Vorrei coinvolgere tutte le associazioni di categoria, Anica, Api, Agis e Anac per creare una sinergia a suo favore, oltre a sviluppare il rapporto con l’industria cinematografica e con gli autori per dare maggior spazio al mercato dei film.” Dunque confermata la volontà di fare della capitale un polo di mercato, seguire quanto aveva concretizzato la gestione Bettini con la Business Street (nonostante vogliano italianizzarne il nome…) e rinforzare la pseudo allenza con Venezia. “Quella manifestazione è una Mostra d’Arte – ha proseguito Rondi” – “la Festa di Roma dovrebbe invece puntare sullo spettacolo e andare incontro alle richieste dello spettatore, salvando la qualità”. Spesso i buoni propositi non bastano, interpellare gli esercenti o chiunque del cinema ami anche le forme contemporanee avrebbe dato nuova linfa ad una pianta lasciata essiccare al solleone romano. Urge sollevazione popolare?

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