Ferrario e il cinema da fiction

                                      Passione di Cristo nel carcere di Torino

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Il geniale paradosso che racchiude in sé tanti piccoli significati del nuovo film di Davide Ferrario sta proprio in quello che è poi il suo stesso titolo. Decidere di raccontare la preparazione di una rappresentazione della passione di Cristo all’interno di un carcere dove nessuno, a ragion veduta, si trova disposto a recitare il ruolo del traditore; del Giuda. Gli infami non godono di molta popolarità; soprattutto in un ambiente in cui si trovano a stretto e quotidiano contatto carcerati e ergastolani. 

 

 

 

Una commedia con musica, così almeno si legge nei cartelloni pubblicitari. Non un Musical, ma comunque un film corale nel quale i detenuti della finzione scenica, sono in realtà vere persone chiamate a scontare la loro detenzione nel carcere Vellette di Torino.Un film che però non è sul carcere, ma nel carcere, che diventa luogo e motivo per parlare di religione.

Questo è il tema centrale del film secondo il regista. Affrontato da un ateo convinto e sereno quale Ferrario con assoluta destrezza. Anche quando la trama della pellicola prende sentieri tortuosi quanto la scelta della regista teatrale chiamata a dirigere i carcerati, in mancanza di un attore per il ruolo di Giuda, di ripensare una storia di Gesù senza tradimento, condanna, punizione e morte.

Una storia a lieto fine. Nel mezzo il rapporto tra l’ambiziosa regista Irena, e il più realista direttore del carcere Libero, interpretati rispettivamente da Kasia Smutniak e Fabio Troiano. Particolarmente pregevole proprio l’interpretazione della Smutniak che dimostra in questo ruolo estrema umanità. Riuscendo ad abbinare una capacità d’interpretazione notevole, considerata la prassi per il regista di utilizzare una sceneggiatura scarna su cui gli attori devono lavorare molto d’improvvisazione per donare qualcosa di caratterizzante al personaggio in scena.

Come ogni schema che vada fuori dalle righe anche la bizzarra reinterpretazione teatrale trova qualcuno che decide di remare contro. Si tratta si Suor Bonaria, interpretata da Luciana Littizzetto. Religiosa inflessibile, ma dotata di spirito pratico, che si prende cura dei detenuti da anni. Riuscirà infine Irena a realizzare la sua idea?A metà tra un film, un documentario e un’inchiesta la pellicola ha il pregio di affrontare con toni leggeri il tema della condizione dei carcerati.

Uomini chiamare ad espiare i loro peccati e di cui la società spesso si dimentica. Ma che grazie al sostegno ed al lavoro di tanti volontari possono essere recuperati e reinseriti nel tessuto sociale.

Un film verità che rende protagonisti i veri carcerati, chiamati a cimentarsi come attori e in cui proprio la spontaneità degli stessi risulta peculiare e convincente. Un plauso al cinema italiano che è ancora in grado di farci riflettere e divertire allo stesso tempo affrontando temi forti e molto spesso scomodi.

 

 

 

TUTTA COLPA DI GIUDA
Regia: Davide Ferrario – Cast: Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Cristiano Godano, Luciana Littizzetto, Francesco Signa, Paolo Ciarchi, Linda Messerklinger – Genere: Drammatico, colore 102 minuti – Produzione: Italia 2008 – Distribuzione: Warner Bros. Italia – Data di uscita: 10 Aprile 2009
 (IL RITORNO DI BOMBER)

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