Figari 2012: matteo pianezzi racconta il festival

INTERVISTA AL DIRETTORE ARTISTICO DELLA MANIFESTAZIONE CHE A LUGLIO COMINCERÀ A GOLFO ARANCI

La denominazione del festival, riassumibile nell’acronimo FFF, trae la sua origine da “Figari”, antico nome del luogo in cui questo festival ha origine: Golfo Aranci. Il Festival rappresenta una vetrina per gli addetti del settore cinematografico già affermati e si propone, altresì, come trampolino di lancio per registi, sceneggiatori ed attori emergenti. Abbiamo posto qualche domanda per saperne di più agli organizzatori, ci ha risposto Matteo Pianezzi, il Direttore Artistico del Festival.

1. Qual è secondo lei/te la differenza di importanza che viene attribuita ai corti in Italia e all’estero?

In Italia i cortometraggi sono esercizi di stile per i nomi già affermati o trampolini di lancio per giovani registi che spesso affrontano estremi sacrifici per produrre il loro primo corto e dimostrare le loro capacità. All’estero il cortometraggio è parte integrante dell’industria cinema ed è considerato un “prodotto”, quindi economicamente sfruttabile. In molti festival esteri addirittura è presente una zona mercato dove vendere e comprare corti.

2. Cosa pensa del fatto che molti giovani registi si propongano sul web?

Il web è democratico: se sei bravo, gli internauti se ne accorgono, anche dall’altra parte del mondo.  E’ sicuramente il futuro, basti pensare anche ad altre forme d’arte come la musica.

3. Tra questa edizione del Figari FF e la scorsa, la prima, cosa è cambiato?

Siamo tutti un anno più vecchi e quindi più esperti. Abbiamo imparato molto dalla prima edizione e abbiamo operato miglioramenti e arricchimenti dove ci siamo accorti ce ne fosse la necessità.  Per ora ci riteniamo soddisfatti. L’anno prossimo avremo un altro anno in più.

4 In quanto lo scenario suggestivo può contare in un’edizione locale di Festival per il cinema?

La cornice del nostro evento è la migliore che si possa avere.  La Sardegna e in particolare Golfo Aranci offrono a tutti i nostri ospiti la possibilità di unire il “lavoro del cinema” all’opportunità di trascorrere 5 giorni in un paradiso terrestre.

5. Tra i lavori presentati sinora quali sono state le tematiche affrontate?

Le più disparate. Quello che noto è che spesso i lavori prodotti in un determinato periodo storico ne rappresentano l’umore. Tante sono le storie drammatiche, amare, di crisi e difficoltà, forse affresco della situazione mondiale estremamente difficile che stiamo vivendo in questo preciso momento storico.

6. Secondo lei tra tutti i registi dei cortometraggi selezionati, considerando il periodo culturale, potremmo trovare il nuovo cineasta di rilievo internazionale? Un Fellini o il nuovo Rossellini, per intenderci?

Il cinema Italiano di quei tempi non tornerà. E’ come il grande Torino o il Milan di Sacchi: sono dei cicli che non si ripeteranno, ma non è detto che non ci saranno nuovi cicli belli ed interessanti allo stesso modo. Il cinema sta cambiando e la speranza è che in qualche modo il cinema italiano partecipi a cambiarlo senza rimanere tagliato fuori.

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