Mara tasker: regista di "latent"

LA 25ENNE PRODUTTRICE AMERICANA CON ORIGINI ITALIANE RACCONTA LA SUA PRIMA OPERA

Giovani e con talento. Parole melodiose in un panorama arido, in cui il cinema raramente riesce ad esprimersi, specie se prendiamo in considerazione il nostro bistrattato paese. Ma se guardiamo oltre, se ci rivolgiamo ai nostri consanguigni da tutto il mondo, vediamo come buon sangue non mente. Allora rivolgiamo lo sguardo con piacere agli Stati Uniti d’America e ci accorgiamo come fioriscano talenti giovani, come proprio vorremmo vederne.

La mission editoriale di Film4Life dunque si rivolge all’estero e da spazio a registi emergenti, come Mara Tasker, classe 1987, che debutta dietro la videocamera con un corto intenso e bellissimo che vi mostriamo in fondo alla sua intervista. Lasciamo spazio all’autrice…


1) Che cosa ne pensi del ruolo dei giovani nel mondo del cinema?

Lo trovo fondamentale. Abbiamo la responsabilità di riflettere sul nostro mondo e sulla nostra arte, come molti registi e produttori hanno fatto prima di noi. Il cinema è un mezzo di conversazione per la nostra generazione e dobbiamo continuare a crescere e comunicare con coloro che ci circondano. Sul fronte commerciale, il film è subordinato a cultura ed economia, spesso entrambi soggetti a cambiamenti frequenti. Senza la risposta efficace di una generazione più giovane, non ci sarà più spazio per i giovani talenti e l’industria comincerebbe a risentirne. La gioventù nel cinema è necessaria, stop.

 

2) Cosa ci puoi raccontare del tuo debutto dietro la macchina da presa?

Questo è stato il mio primo film dai tempi della scuola apposita. Io lavoro a tempo pieno a Los Angeles e ci stavo pensando da tempo, così l’ho realizzato. Questo film è il mio modo di rispondere al “Blow Up” di Antonioni, che ho studiato al college. Si tratta di una pellicola a cui penso spesso e che mi riflette, ho voluto cercare di contenere un dramma semplice in uno spazio minuto. Lui ha avuto la fortuna di lavorare con un gran team, un cast eccezionale e il risultato è stato pazzesco. Il suo utilizzo della videocamera è ciò che mi ha dato spunto per cominciare.

 

3) Hai mai pensato alla carriera di attrice?

Non ho mai pensato di fare l’attrice in realtà. Per quanto mi piace guardare spettacoli incredibili e certamente ci sono attrici che ammiro, non credo di averne le capacità. Non mi sento a mio agio di fronte a tante persone della troupe, preferisco farmi notare attraverso il mio stile di riprese e lasciare che la gente mi giudichi in questo modo.

 

4) Perché la scelta del bianco e nero?

Ho un’affinità per il bianco e nero. Ho studiato tanti vecchi film di tutto il mondo e in qualche modo mi ci sono abituata: mi piace l’estetica che crea. È come se ti aiutasse vedere il film come un quadro minimalista, dove ogni cosa si riduce al minimo e si lascio lo spazio necessario affinchè le tensioni tra i personaggi sfoghino in maniera naturale. Per questo l’ho scelto.

 

5) Come può un filmaker scrivere, produrre e dirigere il proprio film?

Ci vuole un sacco di tempo, naturalmente, ma Rossellini ha detto che “la fotocamera è una matita”. È fin troppo facile pensare che serva altro, ma in realtà basta che se si rispettano le risorse disponibili e si trovino gli attori giusti e personaggi ben scritti, si tratta di un processo più che semplice. Chiaro, anche avere un direttore della fotografia e assistente di produzione di cui ti fidi, aiuta il resto ad andare al suo posto. Bisogna esser chiari sin dall’inizio e pronti a difendere la visione personale all’interno del processo di realizzazione.

6) Hai inserito le tue radici italiane in “Latent”?

Assolutamente. Ho fatto un semestre a Roma per studiare il Neorealismo, ma sono anche cresciuta intorno al cinema italiano. Pensando a De Sica e Rossellini, volevo fare un film semplice che si basasse su personaggi forti. Ogni volta che vado nelle spiagge industriali vicino a LA, penso a “Deserto Rosso”, e quando mi trovo a quelle feste glamour fino tarda notte, associo tutto a “La Dolce Vita”. Il cinema italiano è talmente radicato nella storia da cui proviene, che anche nel mio film ci sono chiari riferimenti ad esso: talvolta da me inseriti anche inconsapevolmente. 

About admin 2553 Articoli
CURIOSI DI CINEMA
Contact: Facebook