Louis nero: autore e produttore indipendente

UN CINEASTA CHE AMA L’ITALIA E IL CINEMA ITALIANO, ANCHE SE TROPPO “REALISTICO”

Louis Nero lavora davanti e dietro la macchina da presa, ma anche dentro e fuori dal set. La sua casa di produzione e distribuzione di film indipendenti l’Altrofilm è una possibilità per tutti i giovani (e non) autori che hanno difficoltà ad entrare nel mercato cinematografico perché non rispondono alle sue regole. Louis ci racconta come è nato il suo progetto, il perché ha deciso di portarlo avanti in un paese “difficile” come l’Italia e che direzione, in base alle sue esperienze, sta andando il cinema italiano.

F4L: Come è nato il progetto di l’Altrofilm? E perché hai deciso di portarlo avanti in Italia e non all’estero dove il cinema indipendente è indubbiamente più agevolato?

LN: Il progetto di l’Altrofilm nasce nel 1998. All’epoca già collaboravo con un gruppo di artisti che si occupava di organizzare eventi legati all’arte. Poi ho intrapreso la strada del cinema e questo gruppo si è trasformato in una casa di produzione cinematografica ed è diventata l’unica strada attraverso la quale i miei progetti possono avere una degna distribuzione. È sia un modo per cambiare il mercato che un modo per arrivare al mercato. Lavorare nel cinema indipendente all’estero è senza dubbio più facile ma io sono italiano e voglio rimanere qui a fare i miei progetti. Non ho nessuna voglia di andare all’estero.

F4L: Tu sei un produttore e un regista, dunque anche un tecnico…

LN: In realtà mi considero il contrario: sono un regista che è costretto anche a fare il produttore.

F4L: …quindi sei un autore prima di tutto. La tua esperienza sul campo come ti ha aiutato a relazionarti con i registi che ti propongono i loro film? È importante che un produttore conosca anche la realtà di un set?

LN: È necessario altrimenti non saprebbe gestire niente. Il produttore inteso come finanziatore non ha bisogno di questo tipo di conoscenza mentre il produttore che sta sul campo deve essere al corrente di tempi, mezzi e spese, altrimenti non ha nulla in mano e le cose non vanno. Le produzioni saltano anche perché il produttore non conosce la materia. Si deve avere dimestichezza sia con la parte tecnica che con quella artistica del cinema per poterlo fare.

F4L: Parliamo dell’ultimo progetto di l’Altrofilm, il tuo Rasputin. Come ti è venuta l’idea? Come ti sei avvicinato a questo personaggio e perché proprio a lui?

LN: Il film nasce da una serie di ricerche che ho fatto prima leggendo libri su di lui, poi i suoi diari, le cose scritte dalla sorella, i testi storici degli archivi dell’Unione Sovietica aperti al pubblico, e ho trovato un Rasputin completamente diverso da quello che è stato descritto dalla Storia ufficiale. Il taglio del film è molto preciso: indagare il personaggio che è dietro l’apparenza storica. Quello che è venuto fuori è un “ricercatore della verità”. La Storia non ce l’ha tramandato molto bene, è stata una storia “di parte”.

F4L: : Il tuo film vuole riscattare la sua figura?

LN: Non proprio riscattare ma far si che il suo stato di ricercatore della verità venga considerato come tale, cosa che a suo tempo non è accaduta. Il fatto che lui avesse un punto di vista diverso rispetto alla massa non deve fare di Rasputin un cattivo. Questo vale per lui come per tutti: chi ha un pensiero originale non deve essere considerato un reietto.

F4L: Quindi è anche un po’ un simbolo. L’hai rappresentato come simbolo o come personaggio?

LN: La figura di Rasputin viene trattata entrambi i livelli, quello del personaggio e quello del simbolo. Oggi ci può servire forse di più il simbolo perché il personaggio storico è passato e non possiamo più influenzare la sua immagine storica; ma il simbolo ci può essere utile per non sbagliare in futuro.

F4L: La tua formazione universitaria è costituita dal DAMS. In che modo ti è servita questa esperienza una volta che sei diventato un autore?

LN: Il DAMS è un animale strano, nel senso che offre una formazione puramente teorica. Quando ci sei dentro ti annoi, ti sembra inutile ciò che studi ma poi, quando riesci a far cinema, se riesci a far cinema, ti accorgi che la preparazione teorica ti è servita come strumento per indagare meglio la tua arte. Per me è stata fondamentale.

F4L: Perciò consiglieresti a chi ha intenzione di fare cinema a livello pratico di frequentare il DAMS? Molti ritengono inutile la formazione che offre al fine di saper dirigere un set.

LN: Si possono frequentare scuole di cinema pratico quanto si vuole ma se poi quando si arriva sul set non si hanno le idee da realizzare, è tutto inutile. È molto importante avere una formazione teorica, non solo cinematografica ma culturale in generale, per poter esprimere le proprie idee all’interno dei film. La parte teorica secondo me è estremamente importante. La parte pratica invece… il cinema non si insegna, il cinema si fa: si deve imparare sui set degli altri per poi averne uno proprio. Anche se il panorama cinematografico italiano sta cambiando in questi ultimi due o tre anni. Quando siamo partiti nel ‘98 con l’Altrofilm , sul panorama indipendente in Italia c’era solo Silvano Agosti. Oggi i prodotti mainstream si contano sulle dita di una mano e gli indipendenti sono migliaia. Sta cambiando il modo di fare cinema.

F4L: Come vedi questo cambiamento? Le tecnologie digitali hanno facilitato il fare cinema…

LN: Si, le tecnologie hanno fatto venire fuori il cinema indipendente, emerge più facilmente; prima solo attraverso la sala si poteva essere visibili, ora ci sono altre vie. Credo che il futuro del cinema sia quello di riuscire a creare, nell’ambiente indipendente, opere di respiro internazionale; film che però siano qualitativamente ben riusciti e con tutte le carte in regola per essere chiamati così: con struttura narrativa, attori ecc. Ce ne arrivano moltissimi e alcuni sono interessanti, mentre altri no.

F4L: Riesci, esaminando il materiale che ricevete a l’Altrofilm, a delineare una tendenza del cinema italiano di oggi?

LN: Il nostro cinema ha sempre sofferto di un male che solo pochi autori hanno saputo combattere: il realismo. Il cinema italiano ha sempre voluto essere troppo “realista”; uso questo termine nella sua accezione più negativa: la maggior parte degli autori vuole usare il cinema come supporto del racconto sociale, un cinema che somiglia al reportage giornalistico. Secondo me il cinema deve svilupparsi sul piano simbolico, deve raccontare tramite la fantasia la vera realtà, quella che sta dietro le apparenze. Il cinema italiano la maggior parte delle volte racconta le apparenze, non va in profondità nei problemi. A mio parere il regista più “realista” in questo senso del cinema italiano è Fellini, perché tramite il simbolismo ha raccontato la verità; registi come De Sica sono grandi autori ma, tranne rare volte, si sono fermati alle apparenze. Il male del cinema italiano è ancora questo e io lo vedo nei film che mi mandano; ma ci sono anche progetti che esplorano altri aspetti del fare cinema.

F4L: Verso quale tipo di progetto siete più indirizzati?

LN: La scelta sui film è semplice: solo film d’autore che facciano ricerca. Nasciamo per distribuire film che come i nostri fanno ricerca, perché crediamo che non possa esistere cinema senza ricerca. La ricerca può essere anche enormemente distante da quello che faccio io come autore, l’importante è che ci sia. Altrimenti non ha senso: perché mettere salute, pazienza e denaro in progetti che semplicemente hanno come obbiettivo quello di piacere al pubblico? Sinceramente, non è divertente.

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