All’ultima spiaggia: recensione

COMMEDIA NON GRAFFIANTE, MA SIMPATICA DIRETTA DA GIANLUCA ANSANELLI

Genere: Commedia

Data di uscita: 4.10.2012

Come ogni spettatore attento sa, ci sono film che vorresti stroncare a partire dalla locandina, dove  trovi i protagonisti messi assieme come in una foto da liceo (Immaturi docet). Entri in sala con le aspettative più basse possibili. Poi inizia il film con uno spot televisivo e già noti una sottile critica al vetriolo sulla televisione affamata di ‘tetta e culi’. Qualche battuta già sentita, eppure già si inizia a sorridere e a quel punto cominci a pensare che l’ora e mezza che passerai con All’ultima spiaggia forse non sarà tempo perso come pensavi.

La struttura del film in episodi ricalca chiaramente quella di alcuni classici della commedia all’italiana che anche i francesi hanno saputo riarrangiare con il recente Gli infedeli.  Il collante è la fila per un nuovo reality show che riguardi solo gente veramente in crisi, che si trova per l’appunto all’ultima spiaggia. Intervengono i personaggi più disparati a raccontare le loro storie infelici e assurde, garantendo comunque momenti piacevoli allo spettatore. Non si ride mai a crepapelle, ma si sorride spensieratamente e di questi tempi è già qualcosa. Non è neanche una critica feroce a chi trova nel reality show la possibilità per cambiare vita e sfondare veramente, a differenza dell’ultimo Garrone che tratta lo stesso tema con attenzione e cautela, visto il suo sguardo sulla realtà da sempre più diretto. S

i tratta di un film che comunque non si avvicina agli standard televisivi di Brizzi & co. grazie a un team di attori affiatati e una fotografia che per una volta non ricalca quella delle maggiori fiction del ‘bel paese’. Personalmente trovo l’ultimo episodio con Ivano Marescotti quello più solido ed efficace, grazie anche alla punta finale di poesia che lo impreziosisce rispetto agli altri. In un episodio insolitamente tarantiniano spicca invece un volto noto di Zelig…

Per il resto si tratta di una commedia discreta come Nessuno mi puo’ giudicare, capace di appassionare lo spettatore, donandogli momenti spensierati. Se confrontata con titoli statunitensi come Il dittatore, critico e feroce, manca appunto di quel tocco graffiante che l’avrebbe reso memorabile. Però rispetto a tanti titoli italiani del genere, va’ meglio e forse si dovrebbe continuare ad andare in questa direzione piuttosto che su quella indirizzata da Brizzi, Parenti e compagnia.

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