Il cecchino: recensione film

POSITIVO ESORDIO ITALO-FRANCESE PER IL DISCUSSO REGISTA DI “ROMANZO CRIMINALE” 

GENERE: poliziesco

DATA DI USCITA: 2 maggio 2013

Il salto oltre le Alpi del Michele Placido regista è, per stessa ammissione dell’interessato, nel segno del suo più celebre prodotto italiano: quel Romanzo Criminale di cui questo film prova a ripercorrere il successo. Un poliziesco di stampo francese che racchiude nella sua storia più temi tra loro connessi e tutti riconducibili a quella che Placido definisce la decadenza occidentale dei rapporti umani.

Il cecchino del titolo è la mente criminale di una banda esperta in rapine di banche senza spargimenti di sangue. Braccata dalla polizia locale la banda si trova a far fronte all’arresto del loro capo e ad un difficile tentativo di evitare la resa. Circondati dalle autorità, i criminali rispondono inevitabilmente all’istinto primordiale, che anima ogni essere umano: quello alla sopravvivenza. E così i membri del branco diventano “homo hominis lupis” e in questo gioco le carte si mescolano e nessuno può più fidarsi dei vecchi alleati.

Già uscito in Belgio nel mese di settembre, ed in atttesa di una data certa per il nostro paese, il film viene presentato al Festival del Cinema di Roma fuori concorso, con la  scelta della produzione di portare sul red carpet i due volti italiani presenti nel cast, Luca Argentero e Violante Placido, personaggi minori di questa storia, ma di sicuro appeal mediatico per stampa e pubblico.

In realtà sono i colleghi stranieri i veri protagonisti di questo thriller. Daniel Auteuil è il commissario in crisi di identità e fedeltà alla divisa che conduce le indagini, Mathieu Kassovitz il volto del freddo e glaciale cecchino capo della banda e Olivier Gourmet, un medico corrotto, vero emblema dell’ambiguità che anima gli uomini, e dal quale dipenderanno molte delle sorti di questo colpo mal riuscito.

Sullo sfondo di questo plot Placido inserisce una sotto testo latente, ma efficace, legato al tema dei reduci militari dell’Afghanistan, che legherà in maniera imprevista ladro e poliziotto.
Placido indugia e non poco nel presentare il cattivo di turno sotto la luce ambigua della dicotomia buono/cattivo, instillando il dubbio nella mente dello spettatore, che viene coinvolto in questa caccia alla preda perdendo ogni punto di riferimento. Almeno fino all’epilogo finale e risolutivo delle tante, forse troppe, questioni aperte durante la narrazione.

Il film resta comunque un godibile racconto d’azione, asciutto e senza troppi fronzoli, che rimane però lontano dai fasti del citato racconto della Banda della Magliana.

 

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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