La crisi non risparmia neanche il cinema

A NATALE INCASSI AL RIBASSO RISPETTO AL PASSATO

Non è un paese da spettatori paganti. O meglio, non lo siamo più.
Andando a scorrere le cifre degli incassi fatti registrare ai botteghini sparsi per tutta Italia il dato risalta subito agli occhi. Nella tradizionale due giorni che più di ogni altro periodo dell’anno fa da calamita per l’italiano medio alla comoda poltrona del cinema di quartiere si è infatti invertito un trend che durava da decenni.

Il 25 e 26 dicembre “soltanto” 1.873.000 spettatori hanno assistito ad uno dei film presenti in cartellone. Cifra considerevole, è pur vero, ma in controtendenza con quanto accaduto soltanto un anno fa, per un calo stimato intorno al 25%. Per aiutare a capire la crisi in termini numerici basta poi fare riferimento agli euro incassati dal film più visto di questa 48 ore con quanto accaduto nel Natale 2011.

Colpi di fulmine con Christian De Sica ha infatti incassato 2.787.124 euro, meno rispetto ai 3.039.117  euro che un anno fa entravano nelle casse della premiata ditta Pieraccioni con Finalmente la felicità, film che nel computo totale risultava soltanto quarto titolo per spettatori.

Molto si è sentito parlare in queste ultime settimane di come la chiacchieratissima “crisi economica” abbia finito con l’incidere nelle abitudini consolidate degli italiane anche e soprattutto durante questo periodo di feste; ma questo non basta forse del tutto a spiegare il perché di un tale risultato.

Proprio nella mattinata si è innescato un notevole scambio di messaggi via Twitter e Facebook, veri “termometri sociali”, dell’umore del paese, in seguito ad alcune dichiarazioni nel merito di Verdone. Il regista e attore nel mezzo di una più lunga intervista rilasciata al giornale ha a suo modo puntato il dito contro una triplice concatenazione di fattori.

Al primo posto anche per lui le ristrettezze economice di molte famiglie italiane che nel tirare la cinghia hanno anche ridotto i momenti di svago a costo alto. Cinema compra se si considera che tra biglietto e pop corno si spendono in media 10 euro a persona. Con inevitabili rincari per tutti gli spettacoli in 3 Dimensioni.

Sul secondo gradino del podio Verdone colloca invece la pirateria, che danneggia ogni anno con il suo traffico illegale di download un intero comparto come quello dell’audiovisivo insieme con i suoi 400mila lavoratori.

Last, but not least, una crisi di idee che stando alle sue parole nasce da un problema psicologico. “Il clima di depressione non aiuta né gli spettatori né gli autori. Non ci si sforza più nel cercare nuove strade. Non riusciamo più a essere curiosi come quando realizzavamo Ladri di biciclette o Umberto D.. Ora tutto sembra un remake che rappresenta una vera resa alla fertilità creativa”.

Analisi che personalmente mi sento di condividere in parte. Da un lato infatti gli stessi problemi economici si riscontrano anche in altri paesi europei come la vicina Francia, dove tuttavia, anche al netto del prezzo di biglietti ugualmente cari, da sempre l’industria cinematografica è costantemente sovvenzionata e adeguatamente tutelata dall’apparato Statale; con risultati al botteghino e apprezzamento da parte della critica che sono sotto gli occhi di tutti (Quasi Amici solo per citarne uno).

Di tutt’altro respiro invece la critica legata alla questione della mancanza di idee. Da troppo se ne dibatte senza trovare adeguate soluzioni e nel bene o nel male ogni anno il nostro cinema produce comunque almeno una cinquina di film di spessore ammirati in ambito internazionale. Troppo pochi? Forse anche troppi visto il sostegno mancante a quest’industria in lento declino.

Quindi alla fine di questo tanto parlare come spesso accade in altre argomentazioni relative al nostro paese, bisognerà solamente registrare l’ennesima “anomalia” italiana. E magari già dalle festività natalizie del 2013 torneremo tutti in massa ad affollare le sale.

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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