Diero di los angeles: giorno 2 al filmapalooza 2013

BADA L.A…MATTEO PIANEZZI E ADRIANO GIOTTI  CI RACCONTANO LA “LORO” AMERICA 

Questo vuole essere una sorta di diario di bordo dell’esperienza che stiamo vivendo a Los Angeles in rappresentanza dell’Italia al contest mondiale Filmapalooza 2013, in quanto vincitori nazionali del TUTTOIN48ORE. Ricordiamo che Film 4 Life e Diero sono media partner per il Figari Film Fest, ma anche amici e compagni di “viaggio” nel mondo del cinema. 

GIORNO 2 – Abbiamo passato indenni la prima giornata ma dannatamente continuiamo a svegliarci alle 6.00 di mattina, convinti che sia mezzogiorno. Piove, smette, piove ancora. Con un’ora d’anticipo arriviamo al desk di registrazione e naturalmente non c’è nessuno ( per una volta che eravamo arrivati in anticipo….). Avrei voglia di fare una colazione come si deve al bar da Roberto alla Buca a Portuense, ma alle 9.15 sto già addentando un cheeseburger e il mio fegato grida vendetta.

Finalmente riusciamo ad accreditarci ed al desk hanno solo il pass del regista,  tutto bello lucido e stampato. E quello per l’attore??? Gli organizzatori si scambiano sguardi d’imbarazzo, fino a che decidono di prendere un pass nuovo attaccarci un’etichetta e scriverci col pennarello il nome… sbagliato. L’attore si sfava, perchè da una vita gli sbagliano il cognome, lo sbagliano a suo padre lo sbagliavano a suo nonno e così via da generazioni, e l’hanno sbagliato anche nella pubblicazione della nostra prima giornata, come se Pianezzi fosse un nome complicato. L’attore in quanto attore ha un discreto ego e non dimentichiamo che sta vivendo il suo “sogno” e non sarà certo un pass a rovinarglielo: offende tutti prende il pennarello e si scrive da solo il suo pass. Siamo italiani, siamo abituati a partire sfavoriti, poi però gli facciamo 2-0 a casa loro come  ai tedeschi … Grosso, Del Piero.. popopopopopoooopo!

Ma oggi è il giorno della nostra proiezione, siamo i primi. Ci dirigiamo a passi svelti verso il Chinese Theatre, sia perché sta piovendo, sia perché ovviamente siamo in ritardo. La sala è gremita, sullo schermo appare la scritta ITALIA – ROMA- ABBIAMO TUTTA LA NOTTE … puoi una scritta gigantesca: DIERO  dopo di che il film inizia, ed in quel momento penso alle 48 ore di Torino, alla finale di Roma, a tutta la nostra squadra, al mio cognome sbagliato mille volte, ai miei soci, ai miei genitori,  a mia nonna che mi saluta sulle scale quando sono partito per andare a “fare l’attore” e in sala c’è silenzio, attenzione. Il nostro film spacca e la gente applaude di gusto.

Potremmo anche non vincere ma di sicuro gli abbiamo mostrato che il cinema lo sappiamo fare, anche se non siamo Americani.

Decidiamo di brindare. Usciamo, ma per strada non si può bere, ed i bar sono troppo cari per noi, qualsiasi prezzo lo sarebbe anche perché pur essendo un sogno le tasche rimangono vuote nella realtà. Vado da Starbucks prendo due caffe schifosi in tazza grande con coperchio li rovescio nella tazza del cesso sciacquo il tutto con l’acqua del lavandino e riempio con ghiacciata birra lager. Ora, mentre camminiamo per  Hollywood Blvd, sembriamo proprio americani, ma con dentro un fresco spirito italiano.

Andiamo da Hooters e le cameriere hanno davvero le tette grosse. In un bar incontriamo uno dei compositori che lavora per la Paramount, ha lavorato anche alla colonna sonora di Guerre Stellari, è simpatico e ci invita ad andare a trovarlo negli studios nei prossimi giorni,  inoltre si offre di aiutarci per le musiche del nostro prossimo lavoro…. Niente male direi.

Continuiamo a vagare per Hollywood ubriachi d’America, incrociando Ironman, sosia di Johnny Depp, bionde attempate con la buzza di fuori vestite da wonder woman, fino a che ci imbattiamo nell’uscita della prima cinematografica di un documentario su Mike Tyson diretto da Spike Lee. Non ci pensiamo neanche un secondo, iniziamo a risalire la corrente di persone che abbandonano la sala in senso contrario, come salmoni curiosi. Il Giotti vuole picchiare Tyson. Il teatro dentro è bellissimo imponente , qui è tutto davvero grandissimo, e noi iniziamo a pensare che sia così perché gli americani forse hanno dei problemi con la dimensione del loro pene.

Avvolto da un capannello di persone ed enormi  bodyguard c’è un piccolo neretto con gli occhiali troppo grandi per i suo viso: è Spike Lee. Non fanno avvicinare nessuno, ma noi siamo italiani e come siamo entrati lì, andremo anche da Spike.  Hey Spike, we are Italian!!! Senza fare una piega fa cenno  alla folla di spostarsi e farci passare per raggiungerlo. Grandi feste, grandi abbracci, piacevoli chiacchiere ed un’umanità che solo i veramente grandi riescono a dimostrare. Lo salutiamo e ce ne andiamo dopo che Adriano gli ha dato il biglietto da visita e il grande Spike l’ha chiamato maestro. Robe da pazzi, solo a Los Angeles.

E’ buio ma non è tardi, continuiamo a camminare per miglia e miglia, alla ricerca di un fantomatico posto dove si fuma dentro, consigliatoci da un giornalista del Times, e nel frattempo mi chiedo perché,  visto che nessuno dei due fuma, ma ci lasciamo trascinare anche se ci sembrano le cinque del mattino e vorremmo dormire,  con la consapevolezza che tanto alle 6.00 avremo gli occhi sbarrati un’altra volta. 

PIANEZ & GIOTTI 

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