11 settembre 1683: recensione film

RENZO MARTINELLI PROVA LA CARTA DEL SIMBOLISMO STORICO, MA CADE IN UNA VISIONARIA CILECCA 

Genere: dramma storico

Uscita in sala: 11 aprile 2013

Arrendiamoci al fatto che alcuni imprese necessitano di grandi eroi, alcuni poteri generano importanti responsabilità, ampi budget determinano film eclatanti. Non il contrario, salvo rarissimi casi voluti dal Signore. E seppure in 11 Settembre 1683 si parli molto dell’Altissimo e della sua influenza terrena, chiariamo subito i fatti dicendo che non è questo il caso, il troppo osare stavolta brucia, come Icaro insegna, tanto che la distribuzione Microcinema gli concede solo 80 copie.

Renzo Martinelli ce la mette tutta, dirige con perizia da fiction (nasce per la diffusione tv in due puntate) uno pseudo kolossal da 9 milioni di euro, un dramma storico a cui si è dedicato per 12 anni, in modo da riportare nella maniera più consona e veritiera possibile la storia di Marco da Aviano (F. Murray Abraham),. Colui che grazie al potere della fede e ad alcune “migliaia” di soldati di Cristo, riuscirono a sconfiggere alle porte di Vienna le armate dell’Islam guidate da Kara Mustafà (Enrico Lo Verso).

Il risultato in termini simbolici ed iconici è notevole, anche lo slancio verso un prodotto non semplice e un tema sempre scottante (tanto che è ricorso ad una coproduzione italo-polacca). Ma l’enfasi finisce qui, poi iniziano i problemi veri, fatti di scollamento sceneggiativo, risorse economica da cinema indie, effettacci da soap e recitazione da osteria di provincia. Possibile queste falle non siano volutamente state tappate? Possibile, quando l’interesse è concentrato sulla riuscita del messaggio, non sull’esito finale. Che però sono legati necessariamente e alla fine il giocattolo si rompe.

Nell’evidenziare lo scontro tra civiltà, siamo di fronte ad una pellicola che vuole mettere in campo forze “enormi” per il solo gusto di raccontare un’epopea storica di rilievo, ma che funge più da documentario istruttivo per scuole, che da impianto cinematografico: stavolta il ritmo c’è, manca tutto il resto e la poltrona diventa scomoda presto. Non c’è veramente filo logico tra le scelte degli interpreti ec il loro legame superiore con la religione o con la propria personalissima e interiore spiritualità. Nemmeno tra membri della stessa famiglia.

Alzando il tiro la posta in gioco è diventata evidentemente troppo alta per il produttore e regista brianzolo, tanto da fargli perdere di vista il concept da lui stesso tanto voluto. La battaglia per la salvezza dell’anima. Qui posta d’accordo sul terreno di battaglia, ma completamente assente nell’essenza stessa della storia, che scorre lenta e inesorabile negli acquitrini della noia, oltre che nella scarsa considerazione auto inflitta. Non c’è gloria in questa data nefasta, arrendiamoci all’evidenza e “preghiamo”.  

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