Ci vediamo domani: recensione film

UN SORPRENDENTE ENRICO BRIGNANO NELL’OPERA PRIMA DI ANDREA ZACCARIELLO

Lui, Enrico Brignano, riempie i teatri con la sua comicità drammaticamente italiana e sorniona. Pur essendo stato allievo di Gigi Proietti, però, il comico non ha mai avuto un grande rapporto con il cinema essendo sempre stato ghettizzato in ruoli troppo simili alla sua persona/personaggio. Almeno fino ad oggi.

Con Ci vediamo domani Andrea Zaccariello da a Brignano l’opportunità di poter interpretare un personaggio a tutto tondo che l’attore sfrutta, per nostra fortuna a pieno.

Marcello Santilli è un quarant’enne alla ricerca della svolta e, proprio mentre ripone la sua speranza nell’ennesimo gratta e vinci, viene a sapere di un paesino in cui gli abitanti sono tutti ultraottantenni ed ecco che decide di aprire proprio in quel luogo di aprire un’egenzia di onoranze funebri.

Il film di Zaccariello si apre come la più mediocre delle pellicole nostrane che vede al centro del suo essere un’italietta che cerca la fortuna grattando la patina delle cartoline che la promettono. La situazione però in breve tempo cambia e nel momento in cui il protagonista arriva in quel piccolo borgo pugliese, che diventa scenario antitesi della frenesia metropolitana, il lungometraggio spicca il volo e si trasforma in una piacevole commedia dagli svariati registri di comicità e malinconia allontanandosi dal grottesco e dando vita a un racconto che si muove alla perfezione tra i concetti di sfortuna e buona sorte, paura e salvezza, distruzione e ricostruzione ponendo al centro di tutto l’idea di essenzialità come sinonimo di libertà.

Una nota di merito va sicuramente a Ricky Tognazzi nel ruolo dell’antagonista che porta il protagonista alla svolta e a Burt Young che, in qualche modo, come in ogni favola che si rispetti, diventa l’ignaro aiutante dell’antieroe Brignano.

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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