Una fragile armonia: Recensione Film

COMMOVENTE RACCONTO DI COME SPESSO UNA PASSIONE SIA SINONIMO DI VITA

a late quartet locandinaGENERE: drammatico

DURATA: 105 minuti

DATA DI USCITA: 12 Settembre 2013

VOTO: 3,5 su 5

Quattro amici ed una passione, quella per la musica. Quattro amici che si incontrano casualmente nel cammino della vita, e decidono di mettere su un quartetto, che riesce a diventare uno tra i più famosi al mondo. Quando si arriva a quei livelli, niente e nessuno può ostacolarti mentre cavalli l’onda del successo. A meno che non sia una malattia. Questo è quello che succede a Peter, il più anziano del gruppo, quello che grazie al suo essere imparziale e diplomatico riusciva a tenere salda la loro unione. Ma il morbo di Parkinson si manifesta, portando con se non solo il dolore per la malattia, ma anche la frammentazione del loro equilibrio.

Finalmente nelle sale l’opera prima del documentarista Yaron Zilberman, che già nei precedenti lavori ha mostrato un occhio particolare nel raccontare la fragilità umana. Perchè la storia di Una fragile armonia, parla proprio dell’insicurezza umana nel momento in cui crollano le certezze che con tanta fatica ci costruiamo giorno per giorno. Attraverso le vicende di Peter, Daniel, Juliette e Robert, il regista mette in scena il dolore per un tradimento – sia sessuale che morale, la difficoltà dell’accettare la scomparsa di un caro e la comparsa di una malattia, l’innamoramento e la delusione.

E se in genere si dice “l’unione fa la forza”, in questo caso è proprio il gruppo ad esplodere in mille pezzi. L’altra protagonista del film allora, la musica, subentra per seguire i personaggi nel cammino per la redenzione dopo averli fatti sprofondare nel buio più totale. L’uso della colonna sonora contribuisce anche nell’empatia con il quartetto, creando atmosfere di fuoco, di tristezza o allegria a seconda dei casi.

L’unica pecca del film è nella sceneggiatura, colma di discorsi troppo didascalici e ridondanti, che non aiutano a far scorrere veloce un’opera che di per se va già seguita attentamente date le molte storie intrecciate e attentamente raccontate. Una pecca che però viene alleggerita dall’armonia e l’equilibrio che viene dato proprio alla narrazione delle varie vicende private, approfondite quanto basta da renderle interessanti.

Nel complesso quindi è un buon primo lungometraggio, emozionante quanto coinvolgente. Soprattutto per merito di un cast d’eccezione, che vanta i nomi di Christopher Walken, Philip Seymour Hoffman, Chaterine Keener, Mark Ivanir, Imogen Poots.

 

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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