Blockbusters memories: Fight Club

FIGHT CLUB È UN PALPITARE DI ANARCHIA E LIBERTÀ MAGISTRALMENTE DIRETTO DALL’ECLETTICO DAVID FINCHER

Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo!: non è difficile identificare questa frase in un film unico nel suo genere che si è fatto carico di affrontare un argomento inflazionato in un modo diverso, sicuramente più violento e crudo ma comunque profondo. Fight Club.

La storia ci viene narrata direttamente dal protagonista, Edward Norton, che rappresenta uno yuppie  demotivato dalla propria vita. Frequentando un gruppo di ascolto per persone gravemente malate, il ragazzo conosce una ragazza altrettanto particolare, Marla Singer (Helena Bonham Carter) e scopre che anche lei è lì, non per una vero malessere, ma per una insoddisfazione personale. Un giorno durante uno dei suoi innumerevoli viaggi fa la conoscenza di Tyler Durden (Brad Pitt), eccentrico venditore di sapone. Questo porta i due ad avere un’amicizia bizzarra, e quantomeno instabile, condita da una forte simbiosi che culmina con la creazione del Fight Club, società segreta nella quale gli iscritti prendono parte a combattimenti violenti e purificatori. Tutto questo sfuggirà di mano al personaggio protagonista che si ritroverà invischiato in una difficile situazione che lo porterà a compiere delle scelte drastiche.

Tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk e sceneggiato da Jim Uhls, questa pellicola, dopo Seven, ha letteralmente riportato in auge il cineasta David Fincher, direttore di questo splendido lavoro che, nonostante l’iniziale stroncatura da parte della critica e gli scarsi incassi al botteghino, si è riscattato nella sua versione home video, dando origine così a un vero Cult alla fine degli anni ‘90.

Fight club narra una storia che parla di vita andando alla scoperta di un istinto primordiale ormai anestetizzato da secoli di consumismo. Un racconto fortemente metaforico che è come una pistola carica pronta a sparare il colpo contro il suo nemico attraverso gli occhi del personaggio interpretato da Norton, anche lui vittima del capitalismo e ormai corroso dalla solitudine e che trova rifugio nell’autolesionismo creando un amplificazione di se stesso, Tyler Durden, una metà oscura capace di creare disordine e irregolarità nella sua vita monotona, ma fornendo a quest’ultima un vero ideale. Questa idea tocca l’apice grazie alla creazione del Fight Club, luogo di incontri e scontri, dove il carismatico Durden indottrina soldati spirituali a un pensiero nichilista. La chiave è nel combattimento, immaginato come un atto di rivolta nei confronti del conformismo, uno sfogo contro l’apparenza e la forma.

La pellicola, sconvolge per la durezza,  stuzzica le menti degli osservatori con aneddoti estremi, conditi da ideali anarchici e proibitivi. L’idea di poter resettare completamente una civiltà per poterne cavare qualcosa di puro è un concetto estremo quanto affascinante. Questo film ci ricorda quanto sia difficile riuscire realmente a concepire il concetto di libertà. Sarebbe impossibile, ma stupendo, essere uno spirito libero come Tyler Durden, spogliandosi totalmente e abbracciando in modo passionale l’Essere.

 

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