Blockbuster memories: Il grande Lebowski

IL GRANDE LEBOWSKI È UNA COMMEDIA PSICHEDELICA CHE ESTREMIZZA OGNI SITUAZIONE ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL DRUGO

Nell’immenso universo dei capolavori cinematografici, fra tutte le stelle, ne brilla una che è l’esempio per antonomasia del cult: Il grande Lebowski. Nato dalle fervide menti dei fratelli Coen, questa pellicola oltre ad aver segnato una generazione grazie ai dialoghi serrati, una serie di citazioni non indifferenti e un cast d’insieme pazzesco, può essere definita un vero e proprio culto fino al punto che nel 2005 venne fondata una religione chiamata Dudeismo in onore del protagonista Drugo.

Los Angeles, anni novanta: Jeffrey Lebowski (Jeff Bridges) detto Drugo è un nullafacente che vive le sue giornate fra una partita di bowling e un white russian insieme ai suoi due amici Walter (John Goodman) e Donny (Steve Buscemi). Un giorno due sicari gli fanno visita, avendo associato il suo nome a quello di un omonimo ben più benestante di lui. Dopo una veloce identificazione i due capiscono l’errore, ma prima di andarsene decidono di lasciare un regalo sul tappeto del Drugo. Sconvolto, lo slaker, decide di andare a trovare il  ben più ricco Lebowski per farsi risarcire del danno subito. Da questa azione si scateneranno una serie di eventi a catena che sconvolgerà in toto la sua vita.

Parzialmente ispirato al romanzo di Raymond Chadler Il grande sonno, questa commedia pregna di citazioni, trova il suo punto di forza nel dettaglio di ogni personaggio e nell’enorme lavoro corale portato a termine in modo magistrale. Gli esempi più eclatanti di questa collaborazione sono rappresentati proprio dagli attori principali di questa storia fantastica: il fanatico del Vietnam Walter è l’immagine dell’irrazionalità e l’irascibilità umana alla quale si contrappone la figura del Drugo, molto più riflessiva e filosofica. Fra i due spunta Donny, personaggio volubile, che a differenza degli altri figura l’incertezza umana di una persona che non ha trovato il suo posto nel mondo.  Questa è una bizzarra triade che riflette la particolare cura dei fratelli Coen nel caratterizzare fortemente ogni personaggio presente in ogni loro lavoro cinematografico.

Tramite alcune dichiarazioni rilasciate dai registi, oggi sappiamo che il protagonista è in parte ispirato a Jeff The dude Dowd, amico e finanziatore del loro primo film, ma qualcosa di più profondo avvolge di fascino il personaggio di Bridges. Di fatto c’è un forte parallelismo con lo scrittore Bukowski. Palese sono, oltre all’assonanza dei nomi, anche alcune sfaccettature della filosofia di vita. Il decadentismo del Drugo, il suo nichilismo e la particolare attività onirica sono piccole sfumature che rendono vicini i loro due mondi all’apparenza così diversi.

I fratelli Coen sono riusciti a regalare una pellicola feticcio che ha fatto, e tutt’ora fa, divertire differenti generazioni di pubblico: Il grande Lebowski non è  una semplice commedia del grottesco ma è la rappresentazione di una morale e di una filosofia, giusta o sbagliata, che oggi difficilmente riusciamo a estrapolare da un racconto su pellicola. Il Drugo simboleggia l’eroe dei deboli e dei perdenti, armato di calma e della teoria del nulla, araldo di un esercito di anime perdute in continua lotta con classi sociali ben più adagiate.

Il grande Lebowski è un grandissimo lavoro dove l’apparente semplicità viene eclissata dall’eccellenza interpretativa dei singoli fondata sul paradosso umano. Uno dei ricordi lasciati dal lontano 1998 è stata questa grande idea che, come la tela di un pittore può essere discussa, amata o incompresa, rimarrà di fatto sempre un’Opera d’arte.

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