La mossa del pinguino: recensione film

TRA IL SERIO E IL FACETO CLAUDIO AMENDOLA ESORDISCE ALLA REGIA CON LA MOSSA DEL PINGUINO

La mossa del pinguinoGENERE: commedia

DATA DI USCITA: 6 marzo

DURATA: 90’

VOTO: 3,5 su 5

C’era bisogno di un po’ di ottimismo da parte della settima arte che nel nostro paese punta sempre sul dramma, sulla critica sociale o su una becera comicità che lascia – a chi sa riflettere dopo una sguaiata e istintiva risata – un po’ d’amaro nella bocca dell’intelletto e del buon gusto.

C’era bisogno di un racconto che parlasse di crisi in maniera anche ironica e che desse una risoluzione – seppur inverosimile – ai problemi di tutti i giorni. C’era bisogno di un vissero felici e contenti che non passasse per gli psicodrammi alla Margherita Buy. C’era bisogno, insomma, di La mossa del pinguino lungometraggio che segna l’esordio alla regia di Claudio Amendola il quale ha puntato tutto su una virile amicizia e su una commedia corale di caratteristi che ricorda quel bel cinema italiano che si è perso per strada. Quel cinema capace di regalare al pubblico perle del calibro di I Mitici-Colpo Gobbo a Milano.

Bruno (Edoardo Leo) è un eterno sognatore, ha una moglie (Francesca Einaudi) e un figlio, ma continua a inseguire sogni che rasentano la follia come quello di partecipare alle Olimpiadi invernali di Torino 2006 come squadra italiana di Curling. Il sogno olimpico non sarebbe così pazzo se in realtà Bruno, che si occupa di pulizie con l’amico fraterno Salvatore (Ricky Memphis), non sapesse nulla di questo sport e soprattutto non gli venisse in mente di reclutare oltre all’amico due “veterani” decisamente attempati e ben poco atletici: l’ex vigile e mago delle bocce Ottavio (Ennio Fantastichini) e il biscazziere e maestro del biliardo Neno (Antonello Fassari). La strada verso le qualificazioni sarà decisamente in salita e nonostante i divertenti allenamenti con oggetti vari ed eventuali e il matrimonio di Bruno che rischia di andare all’aria, “l’armata Brancaleone dei ghiacci” ce la metterà davvero tutta per raggiungere la meta scoprendo lungo la strada valori come l’amicizia, la famiglia e soprattutto l’importanza di rincorrere i propri sogni.

A ben vedere non c’è nulla di nuovo, o perlomeno di innovativo, ne La mossa del pinguino eppure gli anni passati davanti alla macchina da presa rendono il lavoro di Amendola perfetto per questo genere di film: la camera si muove in funzione degli attori, dei loro dialoghi e delle loro azioni. In funzione di quel perfetto quartetto formato dove Memphis e Fassari che con le loro battute sono contrapposti all’entusiasmo di Leo e al rimpianto di Fantastichini. Nessuna macchietta in questo film, nonostante la romanità spinta degli accenti dei protagonisti mai fastidiosa ma sempre – a modo suo – elegante e funzionale alla storia che è quella di quattro persone qualunque della loro ironia e delle loro malinconie ben amalgamate in una scrittura dove Edoardo Leo e lo stesso Claudio Amendola hanno collaborato dando vita a una commedia piacevolissima, affatto pretenziosa e per questo perfetta nel suo genere. Che se ne colgano le sfumature o meno La mossa del pinguino è il connubio ideale tra serio e faceto. Tra risate e riflessione. Tra la fragilità e la forza degli uomini dei nostri tempi.

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