Ruoli Cult: Kurt Russell è Snake Plissken

L’ICONA È KURT RUSSELL, IN QUEL CAPOLAVORO CHE È 1997: FUGA DA NEW YORK

kurt-russellSnake Plissken, in italiano Jena Plissken, è l’indimenticabile protagonista di 1997: Fuga da New York (Escape from New York) pellicola diretta dal maestro John Carpenter.

Interpretato da Kurt Russell, il quale tornerà ad interpretare il ruolo, sempre sotto regia di Carpenter, in Fuga da Los Angeles. Capello lungo, giacca di pelle logora, canottiera attillata, tatuaggio sul basso ventre, benda nera sull’occhio e barba incolta, Kurt Russell veste perfettamente i panni di un’icona cinematografica. Eppure non si può ridurre Snake Plissken semplicemente a questo. Il personaggio non è solo estetica, Snake è uno stile di vita.

Pensiamo, in sintesi, a quello che viene rivelato dalla voce narrante all’inizio dell’opera, nonché trama del film: ”La città di New York, dopo che l’indice di criminalità raggiunge il 400%, diventa una prigione a cielo aperto. Non vi sono guardie dentro il carcere di massima sicurezza, ci sono solo i prigionieri. Le regole sono semplici: una volta entrati, non si esce più.”
Snake, infatti, è un prigioniero condannato a morte e, per riscattarsi dalla sua posizione, deve assolutamente recuperare il presidente degli USA, che cade vittima prima di un dirottamento e poi di un rapimento a N.Y..

Il suo comportamento e la sua filosofia, ad oggi, lo ha reso un’icona. Egli è un anti-eroe a cui non importa della vita del presidente, in lui albeggiano i sentimenti più vari: convive con il suo orgoglio, il suo senso di superiorità, è sprezzante del pericolo. Accetta la proposta di salvare il presidente solo perché in cambio gli si prospetta la possibilità di essere un uomo libero. Viene così spedito in una giungla metropolitana, un inferno fra quattro mura di cemento armato e pericolosi sociopatici. Per assicurarsi che Snake partecipi attivamente alla missione, gli vengono iniettate due capsule (spacciate per vaccino) le quali esploderanno allo scadere delle ventiquattro ore, il tempo necessario per portare in salvo un presidente fin troppo indifferente.

Snake Plissken non è un buono, è un giusto. Nel suo cammino incontra i nemici più pericolosi e non adotta il ”porgi l’altra guancia”; è un prigioniero a cui viene data la possibilità di riscattarsi e pur essendo un uomo nel braccio della morte, ciò non ne fa necessariamente un cattivo. Snake è l’antieroe su cui si plasmeranno dozzine di personaggi nel cinema americano e non solo. Dimenticando per un attimo che il personaggio era stato cucito per Clint Eastwood (l’incontro con Lee Van Cleef versione fantascienza avrebbe reso l’opera ancor più crepuscolare), senza Kurt Russell il film avrebbe preso un’altra piega.

E senza Carpenter, neanche a dirlo, sarebbe stato direttamente un altro film.

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