Piccoli Brividi: recensione film

PICCOLI BRIVIDI VINCE CON JACK BLACK E IL SUO UMORISMO EFFICACE

LOCANDINA PICCOLI BRIVIDIGENERE: commedia

DURATA: 103 minuti

USCITA IN SALA: 21 gennaio 2016

VOTO: 3 su 5

Da New York fino in provincia, Zach segue sua madre, nuova vice preside del liceo della città. Convinto che non possa esserci nulla di più noiosa della monotona vita di una piccola cittadina, cambia idea dopo aver conosciuto Hannah, sua vicina di casa, e aver saputo che il suo strano padre è in realtà L.R. Stine, l’autore della famosa saga Piccoli Brividi. Infatti Zach scopre insieme a Champ, suo compagno di scuola, che Stine custodisce un pericoloso segreto: le creature di cui ha scritto e che lo hanno reso celebre sono effettivamente reali e intrappolate nei libri custoditi nella sua libreria. Quando queste creature vengono per sbaglio liberate, inizia una lunga notte di avventure per Zach, Hannah, Champ e Stine, che dovranno unire le proprie forze per mettere in salvo la città, rinchiudendo di nuovo tutti i personaggi della fantasia di Stine.

Immaginate tutte le vostre più grandi paure di bambini, quelle che vi hanno fatto passare notti in bianco, venire alla luce contemporaneamente. Il lupo mannaro, gli zombie, lo scienziato pazzo, il ragazzo invisibile, le piante carnivore, il barboncino vampiro, la mantide gigante, l’abominevole uomo delle nevi, gli alieni con armi congelanti, gli gnomi da giardino feroci,… tutti molto arrabbiati, crudeli e capitanati da un pupazzo da ventriloquo col complesso di Napoleone, la bambola assassina per eccellenza.

Sono gli stessi protagonisti di quella letteratura per ragazzi tradotta in 32 lingue che ha venduto 400milioni di copie nel mondo, quella letteratura dell’orrore firmata da L.R. Stine nata dalla sua stessa immaginazione e avversione per il mondo. Creare questi mostri, scrivere di essi, era per Stine il modo migliore di avere la propria rivincita. Ciò, però, nel film ha un epilogo piuttosto estremo: tutto prende vita, e riesce a uscire da quei libri messi in sicurezza sotto chiave.

Jack Black è la star indiscussa del film, nel ruolo dello scrittore Stine, chiuso con tutti, in fuga dal mondo e furente per il confronto con Stephen King. Black anche qui non rinuncia alla sua mimica facciale estremamente comunicativa e divertente. Ma lo segue a ruota un giovane esordiente, Ryan Lee, che a tratti riesce addirittura a rubargli la scena. Il ragazzo interpreta Champ, diminutivo di Champion, eppure non sembra per niente un campione: un po’ sfigato, tanto pauroso e sempre pronto a creare involontariamente guai col mostro di turno, con dei denti da far invidia al Dentone di Alberto Sordi.

Piccoli Brividi, diretto da Rob Letterman, è un film che fa bene il suo lavoro, riuscendo a coniugare la suspense con battute fulminee ed esilaranti. Momenti divertenti quindi si sposano con altri inquietanti, senza risparmiare salti sulla poltrona, ma senza neanche evitare il confronto con tematiche importanti (la solitudine degli adulti, la morte di un genitore).

Discutibile la scelta del 3D, ormai più una moda che un’aggiunta al valore finale del prodotto, e che in questo caso appare giustificata in un numero davvero esiguo di scene. Il film fa comunque più che degnamente il suo lavoro, anche grazie alla buona sceneggiatura: un misto di nostalgia per i più grandi e una bella scoperta per i piccoli.

 

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