Sole alto: recensione

SOLE ALTO È  UN FILM COMMOVENTE, CON TRE STORIE D’AMORE CHE GUARDANO ALLA SITUAZIONE DEI BALCANI, DALLA GUERRA AD OGGI

locandina sole altoGENERE: drammatico

DURATA: 123 minuti

USCITA IN SALA: 28 aprile 2016

VOTO: 4 su 5

Dalibor Matanic dirige in Sole alto l’esordiente (e strabiliante) Tihana Lazovic e Goran Markovic: due soli attori per tre episodi, nei panni di sei diversi personaggi divisi dall’appartenenza a due popolazioni opposte, serbi e croati, ma accomunati da un incontro, un attrazione, un amore. Tre episodi di legami cercati ma contrastati, che non possono non ricordare l’amore impossibile di Romeo e Giulietta.

Il tema dell’opera shakespeariana domina nel primo episodio, quello fra Ivan e Jelena. In piena guerra dei Balcani, i due ragazzi si amano e desiderano scappare insieme per poter finalmente vivere felici. Ad opporsi è soprattutto il fratello di lei, che per far valere la propria autorità riporta a casa con la forza Jelena, arrivando a compiere un gesto che rovina per sempre il loro futuro.

Nel secondo episodio la guerra è finita, e si è in piena ricostruzione. Chi è dovuto scappare dalla propria casa ritorna, conscio di dover lavorare duramente non solo sulle macerie ma anche sui rapporti umani. Ma non per tutti ciò è facile da affrontare: Nataša e Ante sono due giovani che nonostante l’attrazione reciproca, non trovano il giusto compromesso per superare il dolore delle morti e i pregiudizi, per aprirsi ad una nuova vita insieme.

Nel terzo, infine, ci ritroviamo ai giorni nostri, tra università, rave party e droghe, e siamo testimoni di un amore vissuto e consumato, che è però finito per volontà della famiglia. La causa dell’appartenenza si è unito ad altri fattori, come quello economico. Così Luka e Marija, nonostante abbiano avuto un figlio insieme e si amino ancora, non possono vivere la vita che desiderano, a meno che non lo vogliano realmente, e siano disposti a fronteggiare qualsiasi avversità in nome di una riconciliazione che non è solo personale ma che assume un significato ben più profondo, allargandosi all’intera comunità di cui fanno parte.

Dalla tragicità del primo episodio, passando per il secondo che segna un riavvicinamento, si arriva al terzo, che lascia una porta aperta a un lieto fine, che lo spettatore, immedesimandosi e condividendo con i personaggi gioie e dolori, anela tanto quanto i protagonisti della storia: una porta aperta che forse lui oltrepasserà per ricongiungersi, finalmente, a lei. Sullo sfondo di questo ventennio (1991-2011) domina la natura, con i suoi paesaggi e distese verdi, avvolti da una luce naturale calda e pacificatrice; è costante inoltre la presenza di un lago, che in ognuna delle tre storie assume un ruolo purificatore dei corpi che si immergono nelle sue acque.

Per quanto il tema dell’amore shakespeariano contrastato possa sembrare fin troppo logoro, qui si innalza ad un livello altissimo, perché attinge a fatti di un tempo non troppo lontano di cui il regista è stato diretto testimone, e che si sono svolti in uno spazio neanche tanto distante da noi: il risultato è un film di una sensibilità profonda, un’opera umana su tre amori legati da un filo sottile, traballanti tra la possibilità e l’impossibilità di realizzarsi, disegnati da un’epoca che ha sconvolto innumerevoli vite e di cui ancora si sente il peso.

I personaggi dei diversi episodi di Sole alto non hanno legami tra di loro, ma l’idea di farli interpretare dagli stessi attori segna una continuità che si lega alla volontà di trasmettere un messaggio positivo: lasciare da parte pregiudizi e inutili avversità, per far tornare “il sole a splendere alto”. In virtù di questo messaggio il film è il prodotto della cooperazione tra Serbia, Crozia e Slovenia, e ha colpito la giuria di Cannes nel 2015 tanto da aggiudicarsi il premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard.

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