Mio zio, 1958

“MIO ZIO” DI JACQUES TATI TORNA AL CINEMA DAL 6 GIUGNO 

mononcle-poster_0 Si aggira, un po’ goffo, per le strade, in mezzo alle persone, tra le macchine. Uno spilungone dai movimenti leggeri, si muove con grazia e con occhio attento osserva l’ambiente che lo circonda, senza giudicare o criticare ma semplicemente curiosando qua e là. Si tratta di Monsieur Hulot, il famoso personaggio inventato dalla mente del regista Jacques Tati. Divenuto celebre a livello internazionale nel 1953 con Le vacanze di Monsieur Hulot e successivamente, nel 1958, con Mio zio, che valse al regista il premio oscar per il miglior film straniero ed il Gran Premio della Giuria all’undicesima edizione del festival di Cannes.

Ed è proprio Mio zio che viene riproposto al cinema nelle sale italiane dal 6 giugno. A 58 anni dalla prima uscita, il film torna nelle sale in una versione completamente restaurata. Il protagonista naturalmente rimane lo stesso: lo zio anticonformista dallo sguardo ingenuo che sembra vivere in un mondo tutto suo.

Questa volta Monsieur Hulot è accompagnato dal nipote, il piccolo Gerard. Il fulcro della storia è infatti costituito dalla semplice e splendida relazione che lega  il ragazzo al suo indomabile zio. Gerard farà da spalla, seguendo e, a volte, guidando Monsieur Hulot per la città. Mentre Hulot libererà il giovane ragazzo dalla rigida atmosfera familiare.

Realizzato nel 1958, Mio zio è forse la pellicola più rinomata del regista francese. Come tutte le sue opere, anche questo lavoro di Tati colpisce inizialmente per la sua semplicità, per poi affascinare definitivamente lo spettatore più attento per la sua profondità e la ricchezza della sua tecnica. I suoi film, a prima vista banali e finalizzati solamente all’effetto comico, risultano invece avere una struttura complessa, legata da un’armonia particolare.

La vera abilità del regista consiste nel saper organizzare secondo un ritmo be preciso tutti gli aspetti del film. Partendo da un movimento del protagonista o le battute di un gruppo di scolari, dal traffico delle automobili o gli attrezzi di un abitazione, fino al disegno complessivo o un particolare rumore di sottofondo, tutto segue il filo conduttore ideato da Tati.

La particolare attenzione all’aspetto sonoro della pellicola è un’altra caratteristica delle opere di Tati. In Mio zio, i dialoghi diventano un secondo tipo di musica e si fondono armoniosamente con la vera e propria colonna sonora. Il celebre regista David Lynch elogia in questo modo l’utilizzo del suono da parte del regista francese: “Per Jacques Tati ogni effetto sonoro era un’opportunità per far scaturire comicità. Era una specie di genio nel trovare gli effetti sonori giusti, che aggiungono moltissimo al suo mondo.

Mio zio è la storia di un piccolo ragazzo che preferisce l’ingenuità e la semplicità del suo zio con la testa perennemente tra le nuvole alla vita frenetica e ossessionata dalla tecnologia che caratterizza la casa dei genitori. Uno studio brioso e spensierato della vita dell’uomo nel ventunesimo secolo, un confronto tra natura e tecnologia. E’ una commedia delicata ed affascinante, un capolavoro del cinema. Assolutamente da non perdere.

 

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