1917: in lizza per gli Oscar

1917: IL FILM DI SAM MENDES SI PRESENTA COME IL FILM DA BATTERE AI PROSSIMI ACADEMY AWARDS

1917 filmFresco del successo ai Golden Globes, dove ha conquistato miglior film e miglior regia, 1917 ha tutte le carte in regola per fare incetta di nomination agli Oscar. Una grande produzione: regia di Sam Mendes, fotografia di Roger Deakins, colonna sonora di Thomas Newman, 1917 è un film che lascia senza fiato. Possiamo dire senza smentita che non si vedeva un film di guerra del genere dai tempi di Salvate il Soldato Ryan, soprattutto per le reazioni emotive che la pellicola è in grado di suscitare.

Spiega Mendes: “L’idea nasce dai racconti di mio nonno. Ha combattuto in guerra, era al fronte nel 1916, quando aveva diciassette anni, ma per cinquant’anni non ha raccontato queste storie ai figli, se le è tenute per i nipoti. C’è una storia in particolare che mi è rimasta impressa, quella di un uomo che porta un messaggio in quel vasto panorama di distruzione che era la Grande Guerra. Per anni è rimasto lì nella mia mente, solo in tempi recenti ho avuto il coraggio di sedermi a scriverlo, non avevo mai scritto una sceneggiatura di primo pugno prima.

Dopo aver completato la prima stesura, Mendes si è rivolto all’amica e collaboratrice Krysty Wilson-Cairns, la quale co-firma la sceneggiatura. “Mi chiamò nel mezzo della sua revisione con due appunti. Uno era quello che il protagonista dovesse avere un fratello. Fin a quel momento la storia verteva solo su come salvare i commilitoni, lei lo ha reso personale. Il tema principale è il sacrificio; una motivazione personale sposta il sacrificio ben oltre il salvataggio di un numero indefinito di persone.

L’idea della presentazione è quella di un piano sequenza senza interruzioni per tutta la durata del film. È chiaro che per ottenere un effetto simile tutto deve essere esattamente in sincrono. Le performances degli attori così come i movimenti di macchina devono essere coreografati alla perfezione. Roger Deakins: “È importante chiedersi non il come, ma il perché. E il motivo sta nel creare un rapporto emotivo con questi personaggi, immergere il pubblico in questo mondo che non sia solo sporco e fangoso, il cliché delle trincee. L’intenzione non è fare una lezione di storia, piuttosto raccontare questo percorso a strati, attraverso sensazioni diverse, luoghi diversi. Vedere la vastità della distruzione quasi attraverso il buco di una serratura, mostrando solo questi due uomini, il macrocosmo attraverso il microcosmo.

Gli fa eco Mendes: “L’ostacolo maggiore erano le condizioni atmosferiche, non potevamo girare col bel tempo per questioni di continuità narrativa, se c’era il sole dovevamo fermarci. E chiunque abbia mai girato un film sa quanto costoso può essere sprecare una giornata senza girare, è una prospettiva spaventosa. Ma abbiamo avuto fortuna. Avevamo anche fatto i compiti a casa e gli attori sono stati perfetti. Avrebbe potuto trasformarsi in incubo, perché se stai girando una scena da sette minuti e al sesto minuto e mezzo qualcuno sbaglia devi ricominciare da capo, non puoi usare niente di quello girato. Ti viene da chiedere chi me lo abbia fatto fare. Quando riesce però è come beccare l’onda gigante, lo vuoi subito fare di nuovo.

I protagonisti della storia sono due soldati semplici, interpretati da George MacKay (Captain Fantastic) e Dean-Charles Chapman (Il Trono di Spade), ai quali, durante la Prima Guerra Mondiale nel nord della Francia, viene assegnato l’insormontabile compito di portare un messaggio ai commilitoni dall’altro lato del fronte occidentale. La preparazione per i due giovani si è rivelata fondamentale. “Abbiamo passato molto tempo insieme durante le prove” racconta Chapman, “e abbiamo visitato i luoghi veri anche se non avremmo poi girato lì. Siamo stati nel Nord della Francia insieme al fine di assorbire il passato.” “La cosa più bella”, dice MacKayè stata avere tanto tempo a disposizione per fare le prove. Al punto che diventa meccanico. Conosco il percorso talmente bene che potrei replicarlo tuttora. Una cosa del genere ti libera il pensiero e puoi essere davvero presente. Ti senti parte del tutto, perché qualsiasi movimento dipende da quello dell’altro, che sia il nostro o quello delle cineprese. Per me la storia rappresenta cosa c’è di più importante nella vita. Dopo aver visto il film per la prima volta sono tornato a casa e ho chiamato le persone a me più care. Mi è stato subito chiaro chi erano quelle persone.” 

 

About Michael Traversa 33 Articoli
"O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire."