The housemaid: recensione

AFFASCINANTE E BEN INTERPRETATO… MA FINO A UNA CERTO PUNTO

Remake di un film di culto coreano anni ’60, quest’opera del regista Im-Sang Soo è stata selezionata per il concorso dell’ultimo festival di Cannes e presenta notevoli punti di partenza.

La giovane laureata in educazione infantile Eun-Yi (la seducente Jeon Do-yeon) viene scelta come cameriera nella casa di una famiglia ricchissima: sviluppa da subito una forte simpatia per la bambina, ma comincia anche un’appassionante relazione con il padrone di casa che la porterà a una tragedia inaspettata.

La prima cosa che si puo’ notare in “Housemaid” è la perfezione formale delle scene: assistiamo a inquadrature dall’impostazione quasi pittorica che ben si adattano al ritmo lento, ma comunque tollerabile, della pellicola; un film affascinante con degli attori in parte e buoni momenti di tensione che scandiscono la quotidianità altrimenti statica della famiglia e della cameriera –la scena della scala è esemplare per l’angoscia che provoca nello spettatore. Anche la scelta dei brani di musica classica abbinata alla freddezza della villa contribuisce a creare un’atmosfera di decadenza che sarebbe piaciuta a Visconti.

Effettivamente, “Housemaid” fino a un certo punto sembrerebbe proprio un bel film: ma purtroppo si assiste a un cambio repentino di genere nel finale che stona con tutto quello che avevamo visto fino a quel momento. Questo è un peccato perché casca sia la credibilità della storia sia l’empatia con i personaggi. A questo punto era meglio se il film fosse finito cinque minuti prima. Ma forse era meglio che, con tutti i bei film coreani che sono usciti nell’ultimo biennio, la Fandango ne avesse scelto un altro da portare nelle sale italiane: ad esempio gl ultimi lavori di Chan-Park Wook (“Old Boy”) o Kim Jee-Woon, regista di cui sentirete parlare presto in queste pagine.

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