Another earth: recensione film

IN ANTEPRIMA UN COMMENTO SUL VISIONARIO FILM DI MIKE CAHILL

New York. L’inquietante e straordinaria scoperta di un pianeta in cui gli abitanti sono altri noi stessi che vivono una vita identica alla nostra, fa da sfondo al dramma di Rohda Williams (Brit Marling), una ragazza brillante che si porta addosso il dolore di una colpa fatale.
Dopo i festeggiamenti per essere stata accettata al programma di astrofisica del MIT, in preda all’alcol e distratta dall’apparizione del pianeta misterioso, Rohda provoca infatti l’incidente automobolistico in cui perdono la vita la moglie e il figlio del compositore John Burroughs (William Mapother).

Quattro anni dopo, uscita di prigione, è ormai una outcast che divorata dai rimorsi rinuncia agli sudi in astrofisica e sceglie di diventare la custode di una scuola. Un po’ per caso, comincia a lavorare per John, all’oscuro della vera identità della ragazza, e tra i due nasce un’improbabile quanto intensa storia d’amore che sembra riportarli alla vita.

Nel frattempo, Rohda vince il biglietto per partecipare alla prima spedizione sull’altra Terra e scopre che, secondo alcuni esperti, è possibile che il destino comune dei due pianeti si sia interrotto nel momento in cui hanno appreso dell’esistenza uno dell’altro.

Che vita conduce Rohda sull’altro pianeta? Ha commesso lo stesso errore? E’ possibile che la famiglia di John sia ancora in vita sull’altra Terra? Another Earth, secondo film di Mike Cahill, ricorda per alcuni aspetti il film cult di Richard Kelly, Donnie Darko, con il quale condivide il tema della colpa e del sacrificio, la tensione escatologica e la presenza di interrogativi fisico-filosofici. Manca invece l’elemento visionario-onirico, sostituito da una narrazione più naturale e vera e quindi tanto più tragica. Another Earth è un film intensamente poetico che solleva interrogativi filosofici sul rapporto con noi stessi senza mai risultare pretenzioso.

Molto bella la figura di Purdeep, il vecchio custode che si è accecato con la candeggina perchè stanco di vedere se stesso.
Insomma, il consiglio è di non lasciarvelo scappare.

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