Sporchi da morire: recensione film

ARRIVA IN SALA IL FILM SHOCK SUL TEMA DELLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

Il direttore del Nuovo Cinema Aquila Fabio Meloni introduce l’anteprima del film di Marco Carlucci sostenendo che «Il documentario è l’unico modo che abbiamo oggi per conoscere una verità “altra” rispetto a quella che ci propina l’informazione istituzionale»; niente di più calzante per comprendere l’importanza di audiovisivi come questo. Prodotto da Primafilm, realtà creativa indipendente, il documentario racconta il viaggio in un mondo malsano e si propone di renderlo migliore, anche se con fatica.

In Italia, i rifiuti indifferenziati vengono inceneriti liberando polveri sottili e sottilissime che l’occhio non vede ma che il sangue inevitabilmente assorbe; raggiunto il dna, lo modificano e provocano tumori spesso incurabili. Un’emergenza sanitaria di questa portata è al centro di Sporchi da morire che documenta la ricerca del giornalista Carlo Martigli, deciso a trovare le motivazioni della totale indifferenza da parte di aziende e istituzioni nei confronti delle soluzioni alternative alla combustione.

Marco Carlucci ha scritto, diretto ed infine montato questo documentario mescolando immagini di diversa tipologia e provenienza: all’interno vi convivono infatti materiali LD e HD, estratti da telegiornali e da programmi televisivi, video da You Tube che l’unico personaggio di finzione guarda al computer; è sua anche la voce fuori campo che sporadicamente commenta le immagini incarnando il punto di vista del pubblico, del popolo italiano che non viene informato e che anzi, deve informarsi da sé e lo fa tramite Internet, non ha altri mezzi. I video di You Tube diventano metafora dell’informazione libera.

Doverosa una menzione speciale per i titoli di coda: il film è stato realizzato grazie all’impegno e alla partecipazione diretta e indiretta di migliaia di persone da tutto il mondo ed è giusto ringraziarle tutte, anche se graficamente è un progetto un po’ ambizioso; il regista trova una soluzione interessante e per niente invasiva: per tutta la durata del film, in un piccolo riquadro dai confini trasparenti posizionato nell’angolo in alto a sinistra dell’inquadratura, scorrono tutti i nomi meritevoli di ringraziamenti. Insomma, la sequenza titoli coincide con la durata del film stesso.

Attraverso interviste a esperti nazionali e internazionali, Sporchi da morire offre l’altra metà dell’informazione che critica con forti motivazioni la classe politica italiana, occultatrice dei terribili effetti dell’incenerimento dei rifiuti e per niente propensa al cambiamento, malgrado ci siano altri metodi meno costosi e non pericolosi. Il messaggio veicolato dal film è molto chiaro: non è un problema culturale, ovvero legato al pensiero popolare, bensì un problema di leadership.

Un documentario molto forte ed estremamente importante, che non trova facilmente una distribuzione ufficiale perché “scomodo” e poco decoroso per la classe dirigente. È messa in discussione anche la rispettabilità dell’oncologo Umberto Veronesi, figura di spicco e di grande influenza in Parlamento ma soprattutto sull’opinione pubblica italiana e più in generale sulla popolazione. Una bella scossa insomma, di cui il pubblico sente il bisogno perché desideroso di scoprire la verità, se non oggettiva, quantomeno alternativa.

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