La luna su Torino: recensione film

TRE VITE FUNAMBOLE SULLA LINEA DEL 45° PARALLELO IN LA LUNA SU TORINO

La luna su TorinoGENERE: commedia

DATA DI USCITA: 27 marzo

DURATA: 90′

VOTO: 3 su 6

Ridendo dei nostri mali trovo qualche conforto e procuro di recarne altrui nello stesso modo. È con questa citazione di Leopardi tratta da Le operette Morali che si apre il nuovo lungometraggio di Davide Ferrario, La luna su Torino.

Il capoluogo piemontese è situato sul 45° parallelo che divide il Polo nord dall’Equatore. Chi vive in quella città, lungo l’immaginaria linea di separazione, si trova sempre in bilico, non sa mai da che parte stare e a volte ha paura di decidere da quale parte – del mondo e della vita – volersi sporgere di più.

Di coloro che son sospesi come funamboli della vita in una Torino dai mille colori, ci sono Ugo, un quarantenne che non ha mai fatto nulla di serio, potendo sempre contare sull’eredità dei genitori e su una passione per la poetica di Leopardi “un incazzato con problemi di relazione con le donne”, Maria una agente di viaggi, amante dei film muti e con il sogno nel cassetto di diventare un’attrice e di sposarsi perché anche se nel matrimonio non ci crede, vorrebbe essere, tra separazioni e abitudine, la metà di una coppia eccezione, e poi  c’è Dario un ventenne eterno studente di lettere che lavora in uno zoo. I tre acrobati dell’esistenza vivono nella villa in collina di Ugo ma non sanno che presto le loro strade si divideranno.

Il nuovo lungometraggio di Ferrario segue un frammento della vita dei tre protagonisti e, in particolare, si sofferma sulla loro perdita di equilibrio che cambierà il corso della loro storia portando ognuno di essi ad affrontare la sua più grande paura senza sapere, né far sapere allo spettatore, come andrà a finire ma dando a loro e a chi li ammira la certezza che, male che vada, sul 45mo parallelo a un certo punto si potranno rincontrare.

Ferrario, con la regia attenta all’estetica e sempre funzionale che lo contraddistingue, dirige un film dove ciò che colpisce più di ogni altra cosa sono le parole: che siano dialoghi o voci fuori campo dei tre interpreti del film, Walter Leonardi, Manuela Parodi e Eugenio Franceschini, i quali si descrivono a vicenda, l’introspezione delle loro personalità è giocata su monologhi e duetti verbali degni di un romanzo.

In ognuna delle tre storie alla fine i protagonisti rinunciato a passeggiare sul filo, a tentennare, e si lanciano nel vuoto senza paura né reti di salvataggio ma forti di una ritrovata libertà di andare avanti.

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