Venezia 71 – The Goob: recensione film (Giornate degli Autori)

THE GOOB, L’OPERA PRIMA DI GUY MIHILL COLPISCE E REGALA EMOZIONI FORTI (SELEZIONE UFFICIALE GIORNATE DEGLI AUTORI)

The Goob, viene definito un ”western psicologico”, non a torto. Si tratta di un film dalle tinte forti, molto inglese e allo stesso tempo molto universale. Fin dall’inizio, seppur in scene di giubilo tra ragazzi, hai la sensazione opprimente che qualcosa di terribile stia per accadere. In realtà gli incidenti non sfociano in vere tragedie, dal punto di vista pratico, ma il dramma si consuma tutto all’interno, nella parte più intima e indifesa di questi personaggi, antieroi solitari, disperati e senza bussola. Ambientato nel Norfolk durante un’estate calda, racconta la storia di Goob Taylor, un teenager che aiuta ogni estate la madre a gestire una caffetteria, aperta per chi lavora nei campi. Ma Goob deve vedersela col nuovo compagno della madre, Womack. Attorno a questo ostacolo viene affrontato il delicato rapporto madre-figli: tenerezza, gelosia, ruoli invertiti. Una made troppo fragile, due figli maschi costretti a vederla umiliata, un patrigno inquietante che insidia qualsiasi donna gli capiti vicino, che usa la violenza come unico codice comunicativo ma in qualche modo mostra involontariamente la sua debolezza, quella di non riuscire ad essere amato se non da qualcuno costretto a farlo. Un cast di attori molto bravi a partire dal giovane Liam Walpole, al suo debutto. Particolarmente riuscita l’interpretazione del “cattivo” Womack, resa cedibile e mai scontata da Sean Harris, che mi racconta quanto difficile sia stato e quanto è felice che davvero il suo personaggio sia apprezzato da noi spettatori. Effettivamente basta incontrarlo di persona per capire quanto Womack sia fortunatamente anni luce lontano da lui e quanto sia bravo, arrivando a trasformare il suo volto. Notevoli anche le interpretazioni di Sienna Guillory (madre) e Oliver Kennedy (l’amico Elliott). Pochi i dialoghi, molti i gesti significativi, dagli abbracci disperati tra madre e figlio, al loro giocare come due bambini, alla violenza gratuita, ai balli liberatori. The Goob soffre solo di qualche entrata ed uscita di scena di personaggi che sembrano irrisolti, ma credo fortemente sia una scelta voluta: raccontare la difficoltà della vita, l’inadeguatezza. Eppure un messaggio di speranza esce da questo microcosmo sofferente: forse Goob avrà il coraggio di spezzare questa catena e correre verso la libertà.

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Ylenia Politano, giornalista, si occupa da diversi anni di cultura, lifestyle e cinema. Mamma di tre creature e moglie di un attore, tra un asilo, uno scuolabus, una piscina e feste con 20 bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, torna al suo primo amore, il cinema. Interviste, recensioni, riflessioni. Grandi maestri e nuovi talenti. Incursioni qua e là. Set, anteprime, backstage. Quando la mamma non c’è…”la mamma è al cinema!”