Dracula Untold: recensione film

SI TORNA IN TRANSILVANIA, PER UNA STORIA DI GUERRA E VENDETTE DI SOLO FOLCLORE

locandina dracula untoldGENERE: horror

DURATA FILM: 92 minuti

USCITA IN SALA: 30 ottobre 2014

VOTO: 2 su 5

La mancanza di coerenza è la piaga del nuovo millennio. Almeno in ambito cinematografico, creare suspence e tensione in una storia che fa acqua da tutte le parti è difficile, complicato da difendere, arduo da declinare. In Dracula Untold c’era una volta in Transilvania un guerriero sanguinoso chiamato Vlad l’Impalatore (fin qui la conosciamo la storia…), diventato poi redento e buon padre di famiglia, che per difendere il suo popolo dall’invasione turca decide di abbracciare le tenebre e diventare un vampiro.

Forte, agile, padrone della notte, ma con una sete insaziabile di sangue umano. La leggenda ritorna, il cammino del condottiero sarà inarrestabile come promesso o la sua natura orrorifica verrà svelata e quindi compromesso il suo “metabolismo”. In verità tutte queste ironiche domande ce le poniamo vedendo un film deludente. Lontanissimo dalla figura del Bram Stoker originale, pur cercando di ricreare costumi e atmosfere tardo medievali, in una sorta di rilettura horror-action del romanzo “immortale”.

Malgrado Luke Evans, però, il film di Gary Shore prende subito una deriva iconografica, puntando all’effetto visivo lasciando spazio a gigantesche lacune in fase di sceneggiatura, troppe le domande irrisolte e poco il lavoro sull’emozione dei protagonisti, incappati in una storia (post raccontata dal figlio del Conte) dove la figura di Dracula è contrapposta ad un nemico mortale, confondendo lo spettatore sui ruoli opposti tra villain e super villain, malefico umano contro umano non morto?

In questo turbine di infamia e politica, non c’è possibilità di fuga sui Carpazi, bisogna affrontare i propri demoni e farne i conti fino alla obbligata convivenza. Linearmente poco attraente, Dracula Untold, ovvero il non-detto, ci lascia svuotati di emozioni, sanguinanti sul terreno di battaglia. Interessante, invece, il salto temporale ai giorni nostri che strizza l’occhio a un (possibile) moderno sequel in cui i nostri reincarnati li ritroveremo nei secoli dei secoli. Amen, che luce sia.

 

 

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