Il Cinema secondo Richard Matheson

FERMOIMMAGINE: VIAGGIO NEL TALENTO DI UN MAESTRO DELLA FANTASCIENZA

Richard MathesonIl contributo di uno scrittore come Richard Matheson all’immaginario fantascientifico e horrorifico moderno è sicuramente incalcolabile. Nel corso della sua lunga e prolifica carriera, conclusasi soltanto l’anno scorso quando l’autore si è spento all’età di 87 anni, Matheson ha sempre coltivato sin dagli esordi un ottimo rapporto con la settima arte, dimostrandosi un grande sceneggiatore e trasformando molti dei suoi scritti in soggetti sia per il cinema che per la televisione.

Affacciatosi al mondo della letteratura all’inizio degli anni Cinquanta, il giovane scrittore non tarda ad approdare anche sul grande schermo: il suo terzo romanzo, Tre millimetri al giorno (1956), appena un anno dopo la pubblicazione viene trasformato dal regista Jack Arnold in un piccolo classico della fantascienza.

The Incredible Shrinking Man (tradotto in italiano nel più apocalittico Radiazioni BX: distruzione uomo) racconta la storia di Scott Carey, un uomo qualunque che, dopo essere stato investito da uno strano cumulo di nebbia, comincia lentamente ma inesorabilmente a rimpicciolire. Il film, sceneggiato dallo stesso Matheson, lasciò sbalorditi critica e pubblico, fruttando alla Universal Pictures un incasso di quasi un milione e mezzo di dollari.

Il titolo dello scrittore che ha affascinato di più il mondo del cinema (trasposto in pellicola per ben quattro volte) è però quello del suo terzo romanzo, Io sono leggenda (1954). Il primo film, sceneggiato in parte dall’autore, arriva dieci anni dopo la pubblicazione del libro: The Last Man on Earth vanta come protagonista Vincent Price, ma ha alle spalle una produzione italiana a basso costo e parecchie censure. Nonostante abbia un certo fascino, la pellicola non si dimostra all’altezza delle aspettative di Matheson, che si dirà sempre deluso da questa prima trasposizione.

I tre esperimenti successivi non coinvolgono più l’autore nella creazione della sceneggiatura, ma prendono in prestito il suo soggetto, alterando notevolmente la trama. Ne risultano un cult per gli appassionati del genere, 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (1971, Boris Sagal), e nel 2007, una coppia di film: il campione di incassi Io sono leggenda diretto da Francis Lawrence con protagonista Will Smith, e il meno celebre Mockbuster I am Omega, distribuito da The Asylum e decretato uno dei film più brutti della storia. Per fortuna altri registi prendono ispirazione dallo stesso romanzo, ma per creare storie altrettanto vivide e spaventose. Nel 1968 sarà George A. Romero a rendere un degno omaggio al libro di Matheson con il suo primo film, La notte dei morti viventi.

Appena pochi anni dopo, un altro cineasta condivide gli esordi dietro alla macchina da presa con l’immaginazione dello scrittore. Nel 1971 Richard Matheson ricava dal suo breve racconto Duel una sceneggiatura per l’allora venticinquenne Steven Spielberg. L’angosciante faida tra David Mann e il misterioso camionista che sembra volergli sbarrare la strada a tutti i costi diventa il primo lungometraggio del giovane regista, rivelandosi un successo e inaugurando a tutti gli effetti la sua carriera.

 

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