Le Assassine (Onibaba): cinema di ieri

ONIBABA, LE ASSASSINE, È SCRITTO E DIRETTO DA KANETO SHINDO NEL 1964

Onibaba1966La storia de Le Assassine è ambientata in Giappone intorno al XIV secolo e si rifà ad un’antica fiaba buddista. Onibaba, tradotto letteralmente in demone strega, rappresenta una figura mitologica nipponica che ha le sembianze di una donna anziana ma che si ciba di carne umana.

Kaneto Shindō è stato un regista e sceneggiatore giapponese. Nato nella prefettura di Hiroshima, ha realizzato diversi film sulla bomba atomica, tra cui, il più famoso è I bambini di Hiroshima. Nel 1960 raggiunge la fama a livello mondiale con il film L’isola nuda che riscuote grande successo. Fu uno dei pionieri del cinema indipendente giapponese ed un prolifico regista. Con alle spalle più di 40 film da regista e 200 sceneggiature, ha continuato a lavorare fino alla sua morte, avvenuta nel 2012, poco prima di compiere 100 anni.

In un Giappone distrutto da una turbolenta e sanguinosa guerra civile, una donna e sua nuora vivono in uno stato di estrema povertà. Rimaste sole, dopo che il figlio dell’una e, quindi, marito dell’altra, è obbligato a lasciarle per andare in guerra, sono spinte dalla disperazione e dalla fame a ricorrere alle peggiori malefatte per guadagnarsi da vivere. Attaccano e uccidono i guerrieri stremati che passano vicino al loro rifugio nell’intento di fuggire dalla guerra. Li derubano e vendono ciò che ne hanno ricavato in cambio di viveri.

Le due donne possono contare solo su sé stesse e collaborano per sopravvivere. Ma quando Haici, amico e compagno dell’uomo di cui aspettano il ritorno, gli annuncia che quest’ultimo è morto, il legame tra le due donne comincia immediatamente a logorarsi. Haici, stabilitosi in una capanna nelle vicinanze di quella delle donne, spinto da desideri carnali inappagati, focalizzerà la propria attenzione sulla giovane e attraente nuora, la quale non tarderà a ricambiarne gli affetti. Sarà un grave colpo per la donna più anziana che farà di tutto per mettersi in mezzo, spinta sia dalla gelosia sia dal rancore verso la moglie di suo figlio che con così tanta facilità si è dimenticata di lui.
shidoPur essendo basato su una storia mitologica, il regista la reinterpreta, la modernizza e ne riesce a dare una trasposizione realistica. In questa nuova versione della fiaba, ed in assenza della figura di un dio, saranno la sua stessa gelosia e la propria meschinità a punire la vecchia signora. La storia si sviluppa in una società dilaniata dalla guerra, in cui dell’animo umano prevarrà alla fine solamente l’istinto animalesco alla sopravvivenza. La fede abbandona il cuore degli uomini, così come l’amore, rimpiazzati da bisogni primari e sentimenti primitivi, come la paura ed il sesso.

Il film è caratterizzato da una costante e durevole staticità delle inquadrature. L’immagine è spesso fissa e il movimento è limitato ad alcuni elementi, come quello delle piante causato dal vento, il fuoco del braciere o l’acqua che scorre lungo il fiume.  Il che offre un senso di leggera scorrevolezza al film, e trasmette un’atmosfera degna di un racconto di natura divina. La storia come già accennato è, infatti, ispirata a una parabola Buddista.

Gli attori e il regista collaborano in perfetta armonia. Non vi sono dialoghi superflui ed inutili. Un primo piano degli occhi dei personaggi, il movimento delle pupille, basta questo per comprendere i pensieri dei personaggi, le loro emozioni. A queste scene, praticamente immobili, si contrappongono, violentemente, le inquadrature più rare, delle scene movimentate. Questo contrasto amplifica l’effetto e l’importanza di queste ultime. In queste, infatti, la dinamicità dei movimenti degli attori e della camera manifestano intensamente gli stati d’animo dei personaggi.

Le assassine è un film unico che non si riesce a categorizzare in un singolo genere. Presenta degli aspetti tipici del genere horror, ma può anche essere considerato un dramma storico, con una forte presenza di sfumature di carattere erotico. Il film è, inoltre, chiaramente influenzato dalla forma teatrale giapponese “nō”, di cui riprende la lentezza ed attenzione nei movimenti nonché l’utilizzo di una maschera. Questo la rende una pellicola di forte impatto visivo, caratterizzata da una storia avvincente e inquietante. Si tratta decisamente di un film che merita più del semplice stato di film di culto che ha ottenuto nel corso degli anni. Ha tutti i requisiti per essere considerato un vero e proprio classico del #cinemadiieri.

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