Perfect Day: recensione film

UNA DARK COMEDY D’AUTORE SULLA TRAGICA ASSURDITÀ DELLA GUERRA… E DEI RAPPORTI UMANI

Perfect_day_poster_itaGENERE: commedia nera
DURATA: 106 minuti
USCITA IN SALA: 10 dicembre 2015
VOTO: 4 su 5

Nella Bosnia del 1995, con la guerra appena terminata, un gruppo di operatori umanitari è alle prese con un problema all’apparenza di facile soluzione: quello di dover rimuovere un cadavere da un pozzo, evitando quindi che contamini l’acqua rendendola inutilizzabile per l’intera area. Ma nella dimensione senza logica e iper-burocratica che il conflitto ha lasciato dietro di sé, anche una questione così semplice finisce per rivelarsi irrisolvibile, mettendo a dura prova Mambrù e la sua squadra di volenterosi operatori.

Lo spagnolo Fernando León de Aranoa debutta in un film in lingua inglese dirigendo Perfect Day, commedia nera nel cui (ottimo) cast troviamo Benicio Del Toro, Tim Robbins, Olga Kurylenko, Melanie Thierry e Fedja Stukan. L’opera del regista di Madrid, presentata in concorso all’ultimo Festival di Cannes, rivela nel suo intimo un potere disturbante e incisivo, come se il suo nucleo fosse costituito da un liquido agrodolce stillato lentamente sullo spettatore, riuscendo a penetrarvi a poco a poco in un’inconsapevolezza quasi gioiosa.

Perfect Day nel suo complesso ha un tessuto filmico che non presenta trame inusuali o fili sgargianti: i personaggi che abitano le sue inquadrature sono, tutto sommato, caratteri che risultano ordinari in una dimensione narrativa. Troviamo infatti il leader carismatico, il compare poco incline a rispettare i protocolli, l’illusa idealista e la bellezza femminile oggetto del desiderio.

Tra di loro si instaurano rapporti e dinamiche facilmente decifrabili, che non muterebbero il loro evolversi se fossero traslati in un altro luogo. Ma, proprio grazie a questo, il film riesce a donare maggior risalto all’assurdità della situazione che fa da sfondo alla vicenda, dove un problema semplicissimo è reso impossibile da un’arretratezza atavica di un Paese orgoglioso e dall’irrazionale logica di un Occidente “salvifico”.

In questo contesto, dove ciò che dovrebbe essere rimane invece in potenza, nessun ruolo si conferma con fermezza per quello che sembra: i protagonisti, sbandati e ormai dipendenti dalla vita sospesa delle missioni di pace, avrebbero bisogno di essere aiutati e invece sono lì per aiutare; gli operatori umanitari e i caschi blu dell’Onu fanno della burocrazia la loro unica arma scordandosi proprio dell’umanità; i bambini dei villaggi tentano di recuperare palloni da calcio per poterne fare poi non oggetti di gioco ma di guadagno.

Accompagnate da una colonna sonora perfetta in ogni sua scelta, le immagini di Perfect Day ci raccontano della quotidianità delle piccole cose che, anche in una situazione così estrema come può essere quella di un Paese povero appena uscito da un conflitto (ma che forse, in realtà, vi è dentro più di prima), continuano prepotentemente a occupare un posto di primo piano nelle preoccupazioni dell’uomo.

Fernando León de Aranoa firma un’opera di estrema potenza pur nel suo parlare sottovoce, dove alterna sapientemente momenti di forte tensione a battute brillanti che ironizzano con divertita amarezza su questioni su cui mai nella vita ci sogneremmo di scherzare.

Ma questo non sembra avere importanza nella Bosnia post-bellica, dove le strade polverose e costellate di mine collegano villaggi che sono mondi solitari e sospesi nel tempo, abitati dalla diffidenza e toccati da un tentativo di civilizzazione che di civile ha alla fine ben poco. La vita però deve andare avanti e ognuno deve portare a termine la propria personale missione, anche se nel pozzo giace ancora un cadavere.

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"Mi piace l'odore del napalm al mattino".