Gold – La grande truffa: recensione

UN MATTHEW MCCONAUGHEY PAZZESCO IN GOLD – LA GRANDE TRUFFA, IN CUI VESTE I PANNI DI UN UOMO CHE HA PERSO TUTTO MA NON SMETTE DI LOTTARE PER REALIZZARE IL SOGNO AMERICANO

goldGENERE: avventura, thriller

USCITA IN SALA: 4 maggio 2017

DURATA: 121 minuti

VOTO: 3,5 su 5

Kenny Wells è l’erede della Washoe, società mineraria di famiglia ormai fallita. Nonostante i problemi economici lo costringano ad usare il bancone di un bar come ufficio, Kenny è determinato a riacquistare la gloria perduta e a realizzare il sogno di tornare in vetta trovando l’oro. Per farlo, però, deve lasciar perdere l’alcol e affidarsi all’aiuto del geologo Mike Acosta, divenuto famoso per alcuni scavi in cui ha rinvenuto il rame. Così Kenny vende gli ultimi oggetti di valore, suoi e non, per volare alla volta dell’Indonesia.

La storia scritta dagli sceneggiatori Patrick Massett e John Zinman di Gold – La grande truffa è liberamente ispirata allo scandalo minerario degli anni Novanta dell’azienda canadese Bre-X Minerals. Nel film diretto da Stephen Gaghan rimangono le stesse tematiche, ma qui ci spostiamo nel tempo e nello spazio, precisamente negli anni Ottanta e negli Stati Uniti.

Il film mette da una parte le terre ancora tutte da svelare (e sfruttare) di Paesi lontani come l’Indonesia, ma dall’altra l’America, popolata da lupi pronti in ogni momento e a qualunque costo a mettere unghie e zanne su quelle ricchezze.

Ad interpretare il protagonista troviamo il camaleontico e ormai perfetto trasformista Matthew McConaughey, in questa pellicola irriconoscibile con denti finti, qualche capello in meno e molti chili in più. Nonostante la bruttezza, McConaughey è l’arma vincente di Gold, regalando un’interpretazione brillante e oscurando i suoi colleghi, tra cui il ben più atletico e avventuroso Edgar Ramirez e la dolce e tenera Bryce Dallas Howard.

Gli altri personaggi, infatti, sembrano essere solo di contorno e vivere in sua funzione: perchè Kenny è il vero fulcro, e non a caso è lui a raccontare la storia dal suo punto di vista, attraverso i suoi flashback, in un racconto che si evolve su più piani, dapprima mostrando allo spettatore solo un racconto narrato da una voce off, poi  parlando direttamente ad un misterioso uomo che gli fa delle domande ma di cui non conosciamo l’identità, e infine svelandoci quello stesso uomo, che un giornalista non è, anzi, tutt’altro. Ed è qui che La grande truffa del titolo (ennesimo caso di traduzione assolutamente non necessaria, e per giunta spoiler) si manifesta.

Il Kenny di McConaughey ci piace perché è determinato, si sporca le mani, rischia la vita, è disposto a tutto, anche ad entrare nella gabbia di una tigre e ad accarezzarla (bellissima scena, girata l’ultimo giorno di riprese), pur di realizzare il suo sogno, il sogno americano.

E anche quando diventa ricchissimo, ha accanto una donna affascinante e innamorata e un amico con cui dividere la scoperta della più grande miniera d’oro del mondo, c’è qualcosa di più importante. Kenny non vuole in nessun modo che ci si dimentichi del suo nome, perché “se vendi i tuoi sogni cos’altro ti rimane?”: una cosa è fare i soldi, un’altra è lottare affinché il tuo cognome, lo stesso che i tuoi antenati hanno reso grande, continui ancora a vivere e possa entrare nella storia.

Gold, per quanto avvincente e mai noioso, assolve al compito primario di un prodotto di intrattenimento, ma verrà ricordato appunto per l’incontenibile talento del suo protagonista, e veramente pochi attori hollywoodiani avrebbero potuto renderlo meglio di Matthew McConaughey.

 

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"Suonala ancora, Sam"