Borat 2: recensione

SACHA BARON COHEN TORNA CON “BORAT SEGUITO DI FILM”, AL CINEMA E SU PRIME PER “GRIDARE” CONTRO L’AMERICA DI TRUMP

DURATA: 96 minuti

USCITA: 23 ottobre 2020

VOTO: 3.5 su 5

BORAT 2: SEGUITO DI FILM CINEMA (2020) recensione del film Amazon

Nell’anno delle elezioni americane Sacha Baron Cohen riporta in vita il personaggio di Borat, quattordici anni dopo il primo film, prendendo una posizione netta sullo stato delle cose in America. La domanda che sorge spontanea da subito è come farà la gente a cascarci ora che tutti sanno il trucco? Il mistero è presto svelato: dapprima per strada Borat respinge chiunque lo riconosca per poi assumere nuove identità con un travestimento sopra l’altro. A quel punto il film diventa molto simile nella concezione alla recente serie sovversiva di Cohen intitolata Who is America?, dove l’autore, attraverso svariati personaggi, metteva a nudo il razzismo dilagante in America.

Tra pandemia, sostenitori di Trump e la trappola tesa a Rudy Giuliani, Borat – Seguito di film cinema è chiaramente figlio del suo tempo, cosa che lo rende estremamente attuale e rilevante. Al tempo stesso rischia di renderlo un prodotto a breve scadenza.

Questo ritorno sulla scena è meno coeso del precedente e spesso la bravata non ottiene l’effetto sperato (l’intrusione nel comizio di Mike Pence si risolve velocemente con i servizi segreti che scortano Borat fuori dall’auditorium, senza troppa interazione). Senza l’effetto sorpresa il risultato è meno efficace del precedente, i momenti d’incontro con l’Americano medio sono limitati, anche se si ride ancora parecchio. Il merito di ciò è in gran parte di Maria Bakalova, la quale interpreta la figlia di Borat. È lei il vero asso nella manica.

Da brutto anatroccolo a vamp seducente, la giovane attrice ruba la scena a Cohen ogni volta che appare sullo schermo. L’aggiunta di una controparte femminile permette a Cohen di prendersi gioco (e denunciare) le tradizioni culturali di alcuni Paesi che ancora considerano la donna inferiore o addirittura come oggetto al servizio dell’uomo; pensieri retrogradi che purtroppo sembrano trovare terreno fertile anche in alcune parti dell’occidente. La figlia non solo è protagonista delle sequenze più assurde, ma apre anche le porte ad una riflessione sul rapporto tra padre e figlia, cosa che mai ci si sarebbe sognati di trovare in un film di Borat.

Dato il momento storico che stiamo vivendo il ritorno di Borat è senza dubbio ben voluto, fa ridere e fa pensare. Il guizzo sarcastico di Cohen è rimasto invariato e sa anche arrivare al cuore quando si allontana per un momento dalla politica per incontrare una donna ebraica sopravvissuta all’Olocausto. Mettendo a tacere i negazionisti (a tal proposito consigliamo di guardare quell’intervista per intero, disponibile tra gli extra).

È un ottimo seguito che, seppur manca di raggiungere i picchi del precedente, regala una buona dose di sarcasmo, e magari riesce anche a svegliare qualche mente dal torpore.

 

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