4:44 last day on earth: recensione film

APOCALITTICO FERRARA, IL REGISTA AMERICANO CHE METTE IL SUO KNOW-HOW AL SERVIZIO DELL’UMANITA’

Come si può  intuire dal titolo, il film racconta le ultime ore della Terra, perché proprio alle 4:44 (ora locale di N.Y. City) di un fatidico giorno, ogni essere umano dovrà confrontarsi con la certezza che domani non ci sarà un altro giorno, giusto per citare la più celebre delle frasi cinematografiche.

Anche con questo soggetto il regista, qui nelle vesti anche di sceneggiatore, può confrontarsi con il genere da lui più amato il noir, questa volta ancora più a tinte fosche. Come in tutti film di Ferrara infatti anche qui seguiamo un uomo, interpretato da Willem Dafoe, che vorrebbe redimersi, ma non ha più il tempo di farlo. Attraverso lui osserviamo il modo in cui si comportano tutti gli strati sociali sapendo che la fine è prossima.

Dunque ritornano gli alcolizzati, i drogati, figure losche, e la città cupa e violenta, fedele compagna del regista in tutte le sue pellicole. Ma se negli altri suoi film gli emarginati trovano sempre per strada una speranza di redenzione, questa volta no! Questa volta l’intera umanità, a causa della sua stessa negligenza, del poco amore maturato nel corso dei millenni per madre Terra, si estinguerà, senza possibilità di salvezza per nessuno. “4:44 Last Day on Earth” non è un film facile; lo si potrebbe definire autoriale ed intimistico.

Lo si può considera anche il testamento (prematuro) di un regista, che non salva e non ha pietà per niente e per nessuno. E lo racconta in maniera clinica. 

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