Miss Violence: recensione film

UN SUICIDIO SCONVOLGE LA VITA DI UNA FAMIGLIA ALL’APPARENZA NORMALE

locandina miss violenceGENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 31 ottobre 2013

DURATA: 99 minuti

VOTO: 4 su 5

Una famiglia greca, una porta, un muro. L’omertà, il silenzio e la violenza soffusa. È piaciuto molto Miss Violence, dramma a tinte fosche diretto da Alexandros Avranas, una scena d’apertura folgorante, di grandissimo cinema, con il suicidio dell’appena undicenne Angelikki, ripreso magistralmente e immortalato nella locandina del film.

Poi qualche colpo di mortaio a vuoto non impediscono alla regia di portare avanti un racconto oscuro, un segreto peccaminoso che si svela mano a mano che la storia si dissipa. Con costante, potente ed inesauribile energia nera, all’interno di quattro mura che parlano di un vuoto esistenziale e una messa in scena da brividi.

Attori superbi, scene ad alto tasso di difficoltà nel loro esprimersi non-detto e nei momenti di maggiore intensità drammatica, il gerarca di famiglia, padre e nonno al contempo, gestisce con rigore la propria casa, con moglie, figlie e nipoti al seguito. Ogni cosa è regola, ogni regola una disciplina, ogni disciplina infranta (anche normalmente) una punizione.

L’austerità che si respira lascia presagire il peggio, lo spettatore catapultato e immobile sul divano di casa, cerca di capire cosa succede, il perché di questo lutto da cui non sgorga il dolore, si pietrifica sulla malvagità celata in un sorriso da perfetto ingenuo. Ad uno ad uno la sceneggiatura densa ed immediata, accompagnata da una fotografia che penalizza l’altisonanza della pellicola, fa crollare tutti i castelli di carta.

Gli sguardi fanno il resto, il tema trattato lascia sbigottiti e l’attesa del twist crea al contempo ansia e disperazione. Quella che si percepisce guardando un ritratto amaro e desolante, mentre si assiste impotenti a quest’opera brillante che descrive un mondo marcio e lo fa senza pietà alcuna. Non c’è liberazione, i panni sporchi si lavano in casa, ognuno piange il proprio caro e domani è un altro giorno. O forse no.

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