Blockbuster memories: Trainspotting

TRAINSPOTTING È LA CRONACA ARBITRARIA DELLA TOSSICODIPENDENZA VISTA ATTRAVERSO GLI OCCHI DELL’INTERPRETE EWAN MCGREGOR

Come è accaduto e accade ai nostri giorni, tal volta abusandone, il cinema spesso tende a prendere spunto dalla letteratura. Nella maggior parte dei casi difficilmente una trasposizione su grande schermo riesce a trasmettere appieno la narrazione di un romanzo, ma in alcune – rare – situazioni questa consuetudine è stata messa in discussione.

Nel 1993 lo scrittore scozzese Irvine Welsh pubblica la sua opera prima Trainspotting. A pochi anni di distanza lo sceneggiatore John Hodge trae spunto dal sopracitato romanzo e consegna lo script nelle sagge mani del cineasta inglese Danny Boyle che dirige magistralmente la pellicola dall’omonimo titolo facendola uscire al cinema nel 1996.

La trama racconta le vicende di Mark Renton (Ewan McGregor), un tossicodipendente circondato da amici disadattati tra i quali il pusher Sick Boy (Jonny Lee Miller), il loser Spud (Ewen Bremner) e il sempre molesto e rissoso Begbie ( Robert Carlyle). Mark conduce serenamente la sua vita fra una partita di calcio amatoriale e una dose di eroina. Alcune situazioni sgradevoli, unite a un’overdose, portano il ragazzo a rivalutare interamente il suo essere intraprendendo un arduo percorso verso la tanto disprezzata vita comune.

Dopo il Cult britannico del 1994 Piccoli omicidi tra amici il trittico formato da Boyle-Hodge-McGregor continua a funzionare con questo film che narra in modo arbitrario un argomento , quello della tossicodipensenza, calcandone determinati punti con tetro umorismo in puro stile inglese, che ha portato questa pellicola al decimo posto nella lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.

Uno dei primi film che parla a viso aperto di una storia di droga senza puntare il dito, né giudicandone i comportamenti: i personaggi vengono apprezzati nonostante il loro pessimo stile di vita, suscitando pietà e al tempo stesso una sorta di simpatia.

Questo viaggio ci viene esposto tramite una fotografia surreale, accompagnata da una fantastica colonna sonora che svaria dall’ Hard Rock al Pop più scatenato.

Una miscela affascinante, assolutamente brillante nell’ interpretazione dei singoli attori. Il tutto orchestrato alla perfezione dal regista che, intelligentemente, porta alla ribalta le vite di questi giovani perdenti i quali, attraverso una filosofia di pensiero semplicistica, riescono ad interfacciarsi con lo spettatore nonostante il divario sociale sensibilizzandone il pensiero verso un mondo ignoto ed oscuro.

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