Bubba Ho-Tep: recensione

BUBBA HO-TEP, UN FILM A BASSO COSTO DALL’ENORME POTENZIALE

Bubba_Ho-Tep_posterBubba Ho-Tep, l’opera diretta da Don Coscarelli, è un film che si pone a metà fra  Il Corridoio della paura di Samuel Fuller, e qualsiasi film diretto dal regista. Il protagonista dell’opera è l’attore cult Bruce Campbell, il quale indossa i panni di un attempato Elvis Presley costretto ad un letto di una casa di riposo. Il prodotto finale è una avvincente pellicola a basso costo che, senza mezzi termini, intrattiene in modo molto più efficace di tanti film dal budget elevato. Un film profondamente comico oche nel suo essere fondamentalmente comico appare tragico, crepuscolare, triste

Scavando neanche troppo, Bubba Ho-Tep è proprio questo: Elvis Presley crepuscolare, nel suo tramonto della vita. Invecchiato, stanco di vivere, annoiato. Fa i conti con il suo passato: si ricorda degli amici che lo hanno spremuto fino al midollo, degli amori andati o, peggio, dei suoi film. Pellicole alle quali ha partecipato solo per necessità economiche. Una delle particolarità della pellicola è che il regista usa Elvis per dire come e perché quei ruoli furono accettati dal Re del Rock: doveva racimolare soldi e i periodi di magra capitano a tutti. Elvis-Bruce fa così i conti con sé stesso e con gli altri, è invecchiato e passa le sue giornate in un ospizio del Texas orientale. Non è sotto copertura, semplicemente nessuno crede che in realtà sia davvero Elvis. Tutti lo credono Sebastian Haff, uno dei tanti sosia della star. Nessuno conosce la verità ovvero che Bruce-Elvis si era stancato dell’ipocrisia derivata dal successo tanto da arrivare a patteggiare con Haff in persona la sua fama per la di lui tranquillità. Nessuno sa che a morire, a Memphis, quel maledetto16 agosto 1977 fu Haff.  Nessuno sa, nessuno tranne John Fitzgerald Kennedy (Ossie Davis), rinchiuso nell’ospizio assieme al nostro. Kennedy fornisce una visione particolare di quello che è successo dopo l’attentato che nell’immaginario collettivo lo vedeva morto. Il Presidente all’inizio crede di stare antipatico al nostro (è convinto che fosse coinvolto nel suo omicidio, oltre ad aver appoggiato Nixon). Oltretutto per renderlo irriconoscibile la CIA ha reso la sua pelle di un colore più scuro.

Il film, demenziale a tratti, si tinge d’orrore. La casa di riposo ogni notte viene assalita da uno scarafaggio ruba anime, l’animale è legato ad una maledizione e ad una mummia. E quindi la sintesi di tutto è questa, Bubba Ho-tep ci mostra un duo di anziani che vuole vivere, il cui unico appiglio alla vita consiste in un’ultima avventura contro una mummia Egizia vestita da John Wayne. Contro chi li dava per già morti, contro chi li reputava senza speranze. Se vogliamo, la possiamo interpretare come una favola moderna con uno pseudo happy ending, tecnicamente non c’è un vero e proprio happy ending (il messaggio finale è un rassicurante “va tutto bene” fra le stelle, che, stilisticamente è l’unica cosa evitabile all’interno del film). Bubba Ho-Tep è un film che dimostra come il cinema Statunitense riesca ancora ad intrattenere con poco e ad offrire una morale finale piuttosto forte, un’opera mai pretenziosa ma d’effetto.

 

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